Soundzine #06: Sonic Jesus

Gli artisti che provengono dalla scena DIY come non li avete mai visti. ‘Soundzine’ è la rubrica, a cura di Ale Kola, dedicata agli artisti che hanno fatto di autoproduzioni ed autogestione uno stile di vita. E ora hanno deciso di collaborare con noi. Aneddoti, filosofie, vita vissuta, confronti tra culture ed epoche diverse. Oggi l’intervista ai Sonic Jesus.

Ciao ragazzi, come di consueto per la mia rubrica, nella prima domanda vogliamo sapere le motivazioni del nome, come e perchè vi chiamate Sonic Jesus? Ovviamente tralascio quale band mi fa venire in mente la parola “Sonic”. Ditemi voi se c’è qualche connessione…

In effetti questa è una delle domande più quotate! Ma pochi sanno che Sonic non deriva da quello che tutti pensano bensì dai ‘The Sonics’ cult band garage anni 60, e da Jesus – una delle mie canzoni preferite dei Velvet Underground.

Anche se vi sta stretta, la definizione che si da della vostra musica va sotto la dicitura ‘psych rock‘. Ovviamente nei vostri vari lavori avete sperimentato diversi generi musicali, qual’è la vostra radice, e cosa cercate quando vi trovate a comporre brani per la vostra band?

Psych-rock è un genere contenitore, usato da sempre per indicare più che un tipo di musica, secondo me, un approccio. Nel nostro caso c’è sicuramente la tendenza a sperimentare con gli effetti sia sulla voce che sulla chitarra e le tastiere, diciamo che la differenza al momento è che se prima tendevo a partire più dai riff di chitarra, magari con accordature diverse o aperte, ora sto provando a giocare più con le ritmiche. Spesso i pezzi nascono attorno a basso e voce o a partire da alcuni pattern di batteria. Insomma, c’è più ritmo ed i synth hanno preso il posto del classico organo 60s. Per questo Grace suona molto più 80s, new wave, diciamo anche più ballabile rispetto ai lavori precedenti. Quando compongo non mi prefisso mai un punto di arrivo, cerco di dare sfogo alla mia voglia di melodia e di groove… di solito i brani sono già ‘finiti’ in fase di demo. A quel punto si tratta magari solo di aggiustare un po’ il tiro, lavorare su un paio di arrangiamenti e sulle liriche (affidate per ora a Marco Barzetti aka Weird. ).

Diverse vostre produzioni in vinile hanno raggiunto cifre considerevoli, ci troviamo di fronte ad una cult band?

Magari! Diciamo che sicuramente stare su un’etichetta come Fuzz Club, avere l’opportunità di suonare sin da subito con grosse band (Black Angels, Dead Skeletons, Jesus & Mary Chain) e in tutta Europa, ci ha aiutato a raggiungere una certa fama… ma siamo ancora lontani da questo status, chissà, speriamo con le prossime uscite di crescere ancora… più che altro perché questo ci permetterebbe di suonare più spesso in Europa, magari anche fuori e continuare a sperimentare in piena libertà!

Tra poco a Roma, al Monk si svolgerà il “Rome Psych Fest”, esattamente il 17/11, con diverse band SR nella line up, oltre a voi ci saranno “Lazlo e JuJu”. Sarà un evento importante per questo genere musicale in una città che a volte sembra chiusa in se stessa, in cui vengono percorse sempre le stesse traiettorie senza rischiare troppo. Con questo evento, e anche con artisti come voi ovviamente, lo scossone allo status quo musicale nostrano è qualcosa di concreto. Voi che ne pensate?

Intanto siamo contentissimi di suonare di nuovo a Roma, in una cornice come quella dello Psych Fest, un festival che abbiamo frequentato anche l’anno scorso come spettatori, incontrando molte band che personalmente stimo davvero tanto. Penso che sia un segnale importante per la città e per l’Italia dare uno spazio di due giorni al nostro genere, sia perchè festival di questo tipo ci rendono ‘internazionali’ e paragonabili a città come Parigi, Lisbona o Liverpool – ognuna avente il proprio Psych Fest. Inoltre in un periodo come questo dove è tutto settato su musica acustica, mainstream, cantata in italiano… ecco penso sia davvero essenziale supportare generi diversi, musicisti di altissima qualità e dal respiro come dicevo veramente internazionale!

Ed eccoci all’ultima domanda. Come vi state trovando con Soundreef? Avete consigli, idee o anche semplicemente feedback al riguardo?

Io mi trovo benissimo! All’inizio ero un po’ incerto, devo essere sincero, ma sin dal primo mese ho scoperto un mondo impensabile, fatto di serietà, precisione e cordialità. L’ho consigliato a tutti i miei colleghi, perché penso che al momento sia un servizio essenziale per un musicista: poter gestire in tutta tranquillità la parte dei diritti, soprattutto per quanto riguarda la musica live, con una piattaforma così intuitiva e all’avanguardia, che diciamolo non pensavo potesse affermarsi in Italia. Grazie davvero!