Piuma Makes Noise, l’Indietronica in viaggio in un deserto in fiamme

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Glauco e Denise dei Piuma Makes Noise, band nata nel 2010 dal cuore, dai brani e dalla passione di Glauco Strina, chitarrista compositore e producer, dalle ceneri dei Beat Makan, formazione dalle influenze electro/rock/trip hop. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Ciao Glauco, Ciao Denise!
Come e quando nascono i Piuma Makes Noise?

Glauco: I “Piuma” nascono nel 2010, percorrendo diverse strade con altrettanti compagni di viaggio, fino a quando ho incontrato Denise nel 2014. Con lei abbiamo rimaneggiato il materiale che avevamo prodotto fino a quel momento trasformandoci negli attuali “Piuma Makes Noise”: per via di un problema di Copyright del nome “Piuma” e conseguente rischio di ritiro dal commercio del disco ormai dato alle stampe, siamo stati costretti a modificare il nome della nostra band in quello del disco omonimo, uscito nel 2017 per Dirty Box records, distribuito da Artist First.

Nel 2016 l’album omonimo. Nel 2017 il brano “Lullaby” è stato scelto per la colona sonora del film IRA, distribuito in 22 Paesi. Come è andata?

Glauco: Le cose sono andate così: un amico del regista gli ha fatto sentire i nostri brani, e lui è rimasto folgorato da “Lullaby”. L’ha immaginata esattamente nella scena centrale del film che stava girando (a breve nelle sale ndr), decidendo anche di omaggiarci con un video clip “spin off” del film stesso.
E piccolo aggiornamento dell’ultim’ora: non sarà’ più solo “Lullaby” nella colonna sonora, praticamente ogni volta che il protagonista sale in macchina parte un nostro pezzo, come se il cd fosse incastrato nell’autoradio. In particolare avranno molta importanza anche “Mirrors”, “Ginsberg” e “Good flow-bad flow”.
Bello, no?

Che progetti avete invece per il prossimo futuro?

Denise: A brevissimo uscira’ un album fatto da alcuni producer che hanno remixato i nostri brani rendendoli degli autentici capolavori di musica elettronica.
Noi invece stiamo già’ lavorando al nuovo disco , e possiamo dire che a differenza di “Piuma Makes Noise” forse sarà’ principalmente in Italiano. Proprio per questo motivo, il futuro e’ un viaggio in un luogo che profuma di sfida. Abbandonare la mia amata lingua inglese sarà dura.

Glauco: Prendendo spunto da quello che ci è piaciuto di più nel nostro primo disco stiamo cercando di prendere meglio la mira e trovare la nostra direzione: il disco “Piuma Makes Noise”  ha un sound molto maturo, ma con un’attitudine simile all’esplorazione di un bambino che scopre un grande giardino.
Ora stiamo cercando una nuova etichetta che sia veramente una guida, che ci permetta di mettere mano a qualcosa di importante.

Come nasce un brano dei Piuma Makes Noise? Avete un iter compositivo oppure ogni volta è diverso?

Glauco: Mentre sto facendo qualunque cosa, di punto in bianco arriva l’idea. Allora prendo tutto ciò possa suonare o registrare mi capiti a tiro e la scrivo. Poi corro in studio e butto giù una struttura sul computer. Tempo di impacchettare e inviarla a Denise, lei ha sempre il testo perfetto, il completamento ottimale.

La novità’ stavolta potrebbe essere provare a scrivere direttamente qualcosa insieme…chissà’ cosa potrebbe succedere.

A cosa non dovrebbe mai rinunciare un autore?

Glauco: Beh, per associazione logica le parole “autore”  e “rinuncia” si legano per forza al diritto d’autore.
Personalmente non saprei, per fortuna PER ORA non ho mai rinunciato mai a nulla.

Come vi sembra la situazione in Italia oggi per quel che riguarda la scena musicale? Quali sono i fenomeni più interessanti?

Glauco: La situazione musicale oggi e’ pienissimo fermento!
Colori, stili che cambiano da un giorno all’altro, gruppi totalmente sconosciuti che di punto in bianco diventano famosi, dischi, singoli e videoclip come se piovesse- e l’hype è diventato parte integrante fondamentale. C’è arte anche dove non sembra!

Dal punto di vista tecnico e’ cresciuta da morire la presenza di “addetti ai lavori”.
A differenza di qualche anno fa, tutti hanno idea dell’iter da seguire per pubblicare un disco, e ci sono centinaia di musicisti, giornalisti, promoter, uffici stampa.
Tutti riescono ad avere con estrema facilita’ un piccolo spazio per poter parlare di se’ e in qualche modo è semplice inserirsi nella “scena”, ma sono davvero in pochi che riescono a fare la differenza. In questo modo molti musicisti si gratificano con qualche like su Instagram (Il famoso “quarto d’ora profetizzato da Andy Warhol”?)

Gruppi Italiani che mi piacciono? Ci sono eccome! Ho imparato tanto dagli Almamegretta. Ho adorato “Black Rainbow” degli Aucan, a Roma c’è un duo davvero forte, i Concerto.
E poi ci sono Niagara, Ainè, i Rèv, i Back To Mercurio, i TU, Leila, e moltissimi altri che meritano davvero.
Non sono molto esperto di Trap ma c’e’ un certo Tommy Cash che tira fuori dei suoni pazzeschi.
Al femminile mi fa impazzire Miss Keta.

Denise: Ogni espressione artistica di per se’ è positiva ed interessante, se c’è risposta da parte del pubblico noto una perenne tendenza a snobbare e criticare aprioristicamente. Non si può ignorare la massa, un occhio di riguardo verso “ciò che va” e ha successo in un determinato periodo ci deve sempre essere. Io odio semplicemente i fenomeni scritti e decisi a tavolino, i prodotti dipinti “sulla” persona, devo dire che ultimamente ne vedo sempre meno. Detto ciò, attualmente seguo tantissimo la producer Veyl.

Perché Soundreef?

Denise: La libertà di espressione va di pari passo con la libertà di scegliere a chi affidare la propria produzione.
E’ necessario liberalizzare il mercato in materia di diritto d’autore, e Soundreef resta l’alternativa più valida.

Glauco: Perchè dall’altra parte c’è il passato, e nessuna fiducia da parte nostra.

 

Photo: Nicole Vecchia