Il tempo scorre sull’acqua. Andrea Laszlo De Simone, in arte Andrea Laszlo De Simone

Una rubrica di ‘reportage’ per raccontare a fondo i nostri autori e il loro mondo, a cura di CTRL magazine.
“Autori, luoghi ed altre storie” oggi incontra Andrea Laszlo De Simone, in arte Andrea Laszlo De Simone.
Reportage a cura di Giorgio Moratti
Fotografie di Nicola Carrara

 

Andrea è puntualissimo.

Parlare al telefono nei giorni precedenti era stata un’impresa impossibile alla quale solo i vecchi SMS erano riusciti a trovare un’ottima soluzione. Alle 10.05 di martedì 25 luglio, tramite una telefonata durata 44 secondi sento per la terza volta la sua voce. La seconda brevissima volta aveva l’odore dell’erba appena tagliata. La quarta volta la sua voce ha un volto che sembra aver viaggiato nel tempo per venirci a prendere a Torino Porta Nuova. “Tutto è possibile, così come facciamo noi sulla Terra, su un altro pianeta anche un sasso potrebbe vivere. Ho letto che sono stati scoperti dei batteri che si nutrono di arsenico”.

“Non mi aspetto che sia vero tutto quanto, ciò che vivo e mi possiede, sempre incluso in illusioni ereditarie che dovremmo esaminare. E se smetterò di pensare, vienimi a salvare. Se potessi ritornare allo stato grezzo non avrei niente da imparare. Se potessi non sapere cosa è giusto, non saprei come sbagliare. Per essere libero dovrei scordare tutto quello che ho imparato.”
Vieni a salvarmi, Andrea Laszlo De Simone, 2017.

La macchina del tempo non è parcheggiata fuori dalla stazione, quindi camminiamo. Superiamo una sinagoga, altre forme di vita, pianeti, un bar e una lavanderia fino ad arrivare ai binari urbani che se ne vanno verso le solite fermate. Li attraversiamo. L’erba del Parco del Valentino è rada ma molto verde. Ci fermiamo dove l’ombra e il sole sembrano divertirsi insieme, vicino al corso del fiume che guardiamo dall’alto.

“Quando sono nato i miei genitori mi hanno guardato e hanno detto «ha proprio la faccia da Laszlo»”.


Andrea Laszlo De Simone, Donna, Uomo

Si riferivano a Laszlo Kovacs, fotografo e direttore della fotografia cinematografica di origine ungherese che nella sua vita ha filmato abusivamente la rivoluzione per le strade di Budapest nel 1956, è fuggito negli Stati Uniti cercando senza alcun risultato di vendere le riprese, ha lavorato per una serie infinita di B movies prima di essere chiamato a lavorare per Easy Rider e diventare fonte di ispirazione per il padre di Andrea Laszlo De Simone, anch’esso fotografo.

Mentre Laszlo Kovacs filmava di nascosto la rivoluzione ungherese, a Torino stava per tornare l’inverno.

Sei mesi prima la città aveva conosciuto un’ondata di freddo mai vista prima. I bollettini meteo dell’epoca parlano di 30 centimetri di neve e una vittima: il carnevale. “In Piazza Vittorio i baracconi funzionano tra lo strepito di cento musiche diverse, in Piazza Carlo Alberto gli altoparlanti invitano il pubblico a visitare la Fiera dei Vini, tutto è pronto per la sfilata dei 25 carri allegorici che oggi alle 3 partiranno da corso Cairoli e percorreranno via Po, piazza castello e via Roma. Purtroppo manca l’allegria. L’hanno spenta il freddo e la neve”.

La temperatura è gradevole e il fiume continua a scorrere dolcemente poco più in là. Il suono di un handpan che arriva da lontano non scandisce i secondi. Forse la macchina del tempo non è una macchina. Bastano i piedi, un suono dolce, un parco e una città. Torino, nel suo pezzo d’Italia, il più vicino alla Francia, è una città che non urla la sua grandezza. Preferisce lasciare spazio a qualsiasi suono per accogliere la sua bellezza. La sete si fa sentire quando la musica smette di suonare. Tocca alle nostre gambe colmare il varco spazio temporale che ci separa dalla fontanella.


L’acqua in via Po

L’acqua è fantastica.

In segno di riconoscenza decidiamo di seguire il suo corso. Ci conduce fino al CAP 10100 dove una sala prove ospita ogni settimana una band di sei persone che in quella piccola stanza si stringono fino a diventare Andrea Laszlo De Simone.
Andrea Laszlo De Simone non giocano a tennis. Dalla loro finestra vediamo una giocatrice attempata in gonnella annaffiare il campo in terra rossa. Accanto a lei due partite amatoriali in corso e poco più a sinistra ancora il fiume. I bagni del CAP sono una porta temporale che arriva dritta agli ultimi giorni delle scuole superiori. Nella stanza accanto, mail e telefonate sono le palline di un gioco che ricorda il tennis solo per la presenza della rete. Daniele C. e altre quattro persone sono i giocatori. Nella sala prove un calendario appeso. Il tempo, il presente e la fretta continuano a non esistere in questa giornata di luglio.


Il calendario dice che siamo ad aprile

“Il termometro è sceso ieri a 21.8 gradi sotto lo zero. Una minima che non ha precedenti negli ultimi 60 anni.

L’inverno del 1956 sarà ricordato come uno dei più freddi nella nostra città.

La Fontana di Porta Nuova ha dato ieri spettacolo. Nel momento in cui il freddo era più intenso s’è visto il potente getto polverizzato dalla pressione, gelare e disperdersi nell’aria come una nube. Sembrava che l’acqua, dopo essere stata spinta a dieci o quindici metri di altezza, non ricadesse più nel laghetto ma svanisse come per magia. Una notizia straordinaria giungeva intanto da Avigliana. I due laghi erano completamente gelati. Ne hanno approfittato i bambini per interminabili scivolate e i buontemponi che, inforcata la bicicletta, hanno attraversato pedalando, da sponda a sponda, il lago piccolo”.

30 carnevali dopo l’inverno più freddo nella storia della città, a Torino nasce Andrea Laszlo De Simone da madre abruzzese e padre di origine calabrese, nato a Milano mentre 1000 chilometri più a est era in corso la Rivoluzione Ungherese. I due si sono conosciuti a Roma. Il nonno aveva un negozio nella capitale. Nella sua vita nonno Enzo è stato fotografo, pittore, pescatore, allevatore di conigli, si è classificato secondo agli europei di apnea senza bombole ed è stato l’inventore in Italia della moda della catena al portafoglio. “Hai presente la catenella che si attaccava ai jeans e al portafoglio? Mio nonno ha portato in Italia questa moda negli anni ’60. Diceva che erano catene che arrivavano dall’America, invece era tutto prodotto dal ferramenta accanto. A chilometro zero. Mio nonno era avanti”.

In mezzo al mare, probabilmente a largo per pescare, il nonno di Andrea Laszlo De Simone, buttandolo a mare, ha insegnato a Luciano De Simone a nuotare e qualche anno più tardi, dandogli in mano una macchina fotografica, gli ha insegnato a cacciare immagini spingendolo a sperimentare in autonomia per almeno 10 ore al giorno. Scatta foto in continuazione. 50 anni più tardi Andrea Laszlo De Simone seleziona alcune di queste fotografie, sperimentali nel senso più vero di questa parola, per inserirle nel booklet del suo disco: “Uomo Donna”, 77 minuti percepiti come 40 anni fatti di quei singoli secondi che separano il negativo dal bianco e nero mentre si affaccia sulle prime tracce di colore sbiadito.

Ogni sguardo di Andrea Laszlo De Simone schiaccia play su un’immaginaria colonna sonora di un film poliziesco.

I baffi di Andrea Laszlo De Simone non mentono: è ricercato. Quasi 3.000 utenti lo stanno aspettano nella stanza della rete accanto alla sala prove, dove la sua pagina deve essere scritta. Cerca di opporre resistenza ma si arrende. La musica si fa intensa. Pochi minuti dopo viene rilasciato e mentre scendiamo le scale del CAP, l’occhio di Edgar Degas dà ragione al suo atto: “L’arte non è ciò che vedi ma ciò che fai vedere agli altri”.


Le scale del CAP10100 con citazione di Edgar Degas

“Ho un telefono tecnologico solo da pochi mesi. Me lo ha regalato una fan degli Anthony Laszlo che voleva a tutti i costi evitare che ci perdessimo nella strada verso i concerti arrivando in ritardo. Ora è diventata una nostra grandissima amica. Abbiamo un senso dell’orientamento pari a zero. Ho insistito con il mio vecchio telefono per un buon periodo ancora ma da qualche settimana sto usando questo”.

Cerchiamo di perderci anche per le strade di Torino.

Non ci accorgiamo dell’orario ma, abbandonato il corso del fiume ci lasciamo guidare da un istinto: gli uomini hanno fame.

“Che cosa ancora vi sa spaventare? Son concessi smarrimenti, qualcuno è stato anche in galera.”
Gli uomini hanno fame, Andrea Laszlo De Simone, 2017.

Andrea Laszlo De Simone è spaventatissimo dalle api. Albert Einstein invece non disse mai una delle sue frasi più celebri: “Se le api dovessero scomparire dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”. Ne ronza una nel cortile de La Piola di Alfredo dove alimentiamo la macchina del tempo che ci sta portando a spasso per Torino con del vino casereccio e spegniamo la fame con il menu del giorno e una fetta di toma piemontese.

Einstein era vegetariano. Andrea Laszlo De Simone invece no.

Scopriamo di essere totalmente ignoranti in fatto di insetti imenotteri della famiglia Apidae. I bombi sono più grossi e pelosi delle api. “Il volo del calabrone” di Rimskij-Korsakov nella sua versione originale è in realtà un bombo. Applicando le equazioni della resistenza dell’aria agli insetti, i bombi non potrebbero nemmeno volare. “Non ci si dovrebbe sorprendere del fatto che i risultati dei calcoli non coincidano con la realtà” disse l’entomologo che nel 1934 arrivò a queste conclusioni. Nello stesso anno Albert Einstein pubblicò “Come io vedo il mondo”. 19 anni prima fece scalpore la sua teoria che afferma “Il tempo scorre più lentamente dove la forza di gravità è più intensa”. Nel 2011 un chitarrista italiano batte il record di velocità di esecuzione de “Il volo del calabrone” eseguendo la composizione a 380 bpm. Quando La Piola di Alfredo chiude, il tempo continua a non esistere e anche la forza di gravità sembra diventare piccola piccola.


La gravità nel cortile de La Piola di Alfredo

Da pochi anni esiste una nuova creatura sulla Terra. Si chiama Martino.

“Giochiamo insieme con la musica. Ha pure capito come si fa a registrare senza che io gli insegnassi nulla. Ogni tanto suono qualcosa solo per lui ma non mi va che venga ai miei concerti, non mi va che mi veda sul palco con tante persone che mi applaudono. Il padre nell’immagine del bambino è già un idolo e mettermi su un palcoscenico davanti ai suoi occhi non gli farebbe bene. Per fortuna è appassionato anche di treni”.

“E la notte stringe i tuoi occhi per stare al sicuro. E si illumina il cielo per farti vedere il futuro. Ed il giorno scaccia i pensieri e sei nuovo al mattino. E ti aspetto per ore per poterti stare vicino. Ed il buio rapisce i tuoi giorni, anche ieri è passato. E ha portato via tutto lasciandoti un cielo stellato.”
Fiore mio, Andrea Laszlo De Simone, 2017.

“Di questo posto ho un bellissimo ricordo. Io e Martino ci siamo divertiti come pazzi. Abbiamo giocato, parlato, scherzato. La parola divertirsi ha questo ricordo come significato per me e credo anche per lui. Non abbiamo fatto nulla di particolare, non avevamo un pallone e non siamo andati in questo posto apposta per giocare. È stato bellissimo”.

Sotto la Mole, su queste scalette, sentiamo la risata di un bambino che fa da filo conduttore fra “Che cosa” e “La guerra dei baci, il rumore di bambini che giocano e l’amore che attraversa tutto il disco.


La scalinata sul retro della Mole Antonelliana

L’acqua ci richiama nuovamente e questa volta andiamo ad abbracciarla.

Su quella spiaggia il tempo torna a scorrere e percorre i chilometri arrivando fino al mare. Prima di arrivare, il Po chiude gli occhi. Ha raccolto amore durante tutta la sua strada ed è pronto a concedersi, con un bacio. Mentre il Po sogna, immagina proprio lei. Ma non vuole aprire gli occhi, vuole continuare a sognare. Spera di trovare, in mezzo a quel nulla, delle morbide labbra che lo sanno ascoltare. Pieno di sogni il fiume si regala e prima di lanciarsi nel suo grande e infinito bacio sussurra alla sua amata immaginaria “Sono solo regali che se non sono per te, ho fatto all’amore”.

Il fiume troverà le sue labbra al di là del mare: Sansego, un’isola dell’arcipelago croato, sola e unica in mezzo a tante altre. Le sue labbra di roccia baciate dal Po diventano sabbia. Le sole, fra tante labbra di roccia, che lo hanno saputo ascoltare.

“Non c’è nessuno, ho amato un’ombra. Non c’è nessuno, un bacio all’aria regalerò. Ma non importa se sono solo, tanto è un regalo.”
Sogno l’amore, Andrea Laszlo De Simone, 2017.


Ogni uomo ha un’isola