Sapere tutto sul Music Publishing dalla A alla Z

Il seguente post è stato scritto da Budi Voogt, direttore artistico, proprietario di un’etichetta discografica ed esperto appassionato di Soundcloud. Sul suo blog, si occupa di marketing e industria musicale. Il suo ultimo libro, The Soundcloud Bible, è già disponibile sul mercato.

Guadagnarsi
da vivere con l’arte. E’ questo il sogno di ogni artista. Tuttavia può essere
difficile, soprattutto per chi fa musica. La competizione è feroce. L’offerta
musicale è enorme e i margini di guadagno sono al minimo storico, soprattutto
per la musica elettronica. Le giovani generazioni sono interessate
esclusivamente allo streaming o a prodotti piratati e le vendite sono in
calo fisico. Solo gli eventi Mainstream sono in grado di far quadrare i conti,
grazie a vendite record.

I
proventi della pubblicazione, quindi, sono fondamentali più che mai. Per questo
è essenziale saper gestire e sfruttare il proprio repertorio musicale al
meglio, puntando su metodi alternativi per generare entrate in questo campo.
Per far sì che ciò accada, è necessario pertanto conoscere il campo del Music Publishing ed il diritto d’autore in genere. Questioni, queste, spinose e difficili da affrontare.

E’
questo un settore che può sembrare davvero difficile da decifrare e comprendere, a causa dei
continui cambiamenti dei regolamenti e per la mancanza di accordi e normative
comuni. Ciascun paese opera in modo diverso rispetto agli altri, e ciò rende
più dura la comprensione dei relativi sistemi e diritti. Di conseguenza ogni
musicista farebbe bene a cercare di capire le basi di queste legislazioni, se
non altro per sapere meglio come delegare le procedure a terzi.

Il
Copyright è il bene più importante di cui un musicista possa disporre.
Comprenderne i fondamenti e come riuscire a massimizzarne gli introiti potrebbe
cambiare la vostra carriera, i vostri guadagni e aiutarvi ad ottenere
maggiore visibilità.

Inizialmente
avevo concepito questa guida come parte di un articolo di più ampio respiro,
incentrato su tutte le possibili entrate che i musicisti possono generare.
Visto, però, che questo argomento richiede un maggiore approfondimento, ho deciso di dedicargli un post specifico. Maggiori informazioni
sulle fonti alternative di profitto saranno pubblicate in seguito.

Questo articolo ha cercato, quindi, di definire i concetti
essenziali del diritto d’autore musicale ed editoriale e di svelare una pletora
di modi per generare compensi e incrementare i guadagni. Prendetevi un po’ di
tempo per leggere questa guida e approfondire le tematiche specifiche
attraverso i link segnalati nell’articolo.

Publishing

I compensi derivati dal Publishing sono la pietra angolare
delle entrate di un musicista. In sostanza, il Publishing è l’atto di
sfruttare commercialmente la musica di compositori ed autori, retribuiti per
il loro lavoro. Questa può essere curata dagli stessi compositori o da un
rappresentante designato: un editore.

Procederemo con i fondamenti del Copyright
musicale, in modo da far comprendere i diversi diritti
inerenti alla musica e le relative modalità di utilizzo.
Per saperne di più sull’editoria musicale, consultate questo articolo.


Diritto
d’Autore

In quanto musicisti, siete
considerati degli autori. Che siate un compositore, un paroliere o un
esecutore, state comunque producendo delle opere. Tali lavori, una volta
autenticati, sono automaticamente protetti da Copyright; tramite la scrittura,
ad esempio, o la registrazione.

Il Copyright è una
forma di
proprietà intellettuale.
L’autore diventa proprietario del
copyright.
In caso di più autori, tale diritto viene suddiviso automaticamente in parti
uguali. A meno che, di comune accordo, le parti non decidano di dividerli
diversamente. La durata della protezione di questo specifico diritto si protrae
generalmente fino al termine del settantesimo anno dopo la morte dell’ultimo
autore sopravvissuto ma questa regola differisce di paese in paese.

La proprietà del
diritto d’autore consente di controllare chi può riprodurre, distribuire,
eseguire pubblicamente, visualizzare e creare derivati di un brano musicale.
Tali diritti di proprietà possono essere completamente trasferiti e assegnati
ad altri, che possono autorizzare l’utilizzo della vostra musica, in genere in
cambio di un compenso. Questi pagamenti vengono chiamati royalty. 
Esistono due tipi di diritti d’autore musicale: i diritti di
composizione musicale e quelli di registrazione del suono.


Diritti di composizione musicale

Una
composizione musicale è un brano musicale, parziale o per intero. Gli autori
sono in genere il compositore (autore della musica) e il paroliere (lo
scrittore dei testi, qualora vi siano). Entrambi sono i proprietari dei diritti
di composizione, di solito in parti uguali. Sia al compositore che al paroliere
di un brano sono assegnati il 50% dei diritti di composizione, a meno che non
venga deciso di concordare una diversa spartizione. Ciò avviene nel caso in cui
una parte abbia dato un maggiore contribuito alla stesura dell’opera rispetto
all’altra.

Gli
autori hanno il diritto esclusivo di stabilire chi può produrre copie del
proprio brano, ad esempio per la realizzazione di dischi. Tale diritto può
essere accordato ad altri, attraverso la cessione di una ‘licenza meccanica’,
rilasciata in cambio di un contributo in denaro (royalty meccaniche). Ogni
volta che una casa discografica o un esecutore vorranno registrare una canzone
che non è di loro proprietà, dovranno acquistare una licenza meccanica dai
legittimi titolari. Sempre.

Qualsiasi decisione in merito alla composizione
può essere presa solo se concordata da tutti i titolari del copyright. Come
accennato prima, la proprietà e il controllo dei diritti d’autore possono
essere trasferiti ad altri. In linea di massima, i cantautori coinvolgono una
terza parte specializzata, vale a dire un editore, per seguire e gestire le
loro canzoni. In cambioversano una percentuale dei compensi generati.

Scrittore
ed editore tendono a dividere un range che va dal 50% – 50% al 70% – 30%, a
seconda del peso dell’artista e talvolta anche delle normative del paese in
questione.


Diritti di registrazione del suono

La
registrazione del suono è la registrazione finale effettiva di una canzone, il
fissaggio del suono. Spesso rientra sotto la definizione di ‘master’,
espressione derivata dal vecchio ‘nastro master’. Gli autori sono l’interprete
e il produttore discografico, che in sostanza sono i proprietari.

I
produttori di solito prendono una piccola quota dei diritti di master (fino al
12,5%). Tuttavia le registrazioni sono affidate solitamente alle etichette
discografiche. Queste negoziano un accordo sia con l’artista che con il
produttore, i quali cedono la proprietà dei loro diritti in luogo del pagamento
di royalty.

Per
giunta, è sempre più comune e facile per gli artisti registrare in modo
indipendente. In questi casi, la proprietà del master appartiene esclusivamente
a loro, oppure a loro e al producer. I compensi degli esecutori sono chiamati artist royalty (royalty dell’artista), mentre le
altre producer royalty (royalty dei produttori).

Ora che ne
sapete di più sui due diversi tipi di diritti d’autore musicale, è importante
capire la differenza tra gli autori di una traccia e i proprietari effettivi
del master di registrazione. La composizione fatta dagli autori generalmente è
rappresentata da un editore. Mentre la registrazione del suono, realizzata
dall’artista e dal produttore musicale, da un’etichetta.


Editori

Ci sono molti modi per utilizzare le opere musicali e di guadagnarci. Per
questo consiglio sempre vivamente di trovare un agente editoriale che lo faccia
per voi, sia per registrare le vostre tracce con le giuste società che per
gestire le royalty derivate. Ma soprattutto per crearvi opportunità commerciali.
Autori ed esecutori possono trarre cospicui benefici dal lavoro di un buon
editore.

Naturalmente,
si può decidere di non intraprendere questa scelta e gestire il proprio
repertorio in modo indipendente. Attenzione però. Si tratta di un lavoro lungo
e accurato, da svolgere in un contesto, come quello del panorama della
pubblicazione, intricato e altamente tecnico.

Un
editore, normalmente, beneficia per le sue prestazione del 30-50% delle royalty
di un autore, a seconda dell’accordo stipulato; probabilmente con una
percentuale più bassa nel caso di artisti di livello. In alcuni paesi, la quota
invece è fissa (ad esempio, i Paesi Bassi, in cui gli editori prendono 33,33%.)

Gli
editori possono anche offrire un anticipo sui vostri futuri compensi. Opzione
che potrebbe essere interessante per finanziare l’acquisto di attrezzature o
per coprire i costi di registrazione. Questo, però, potrebbe comportare la
cessione di una quota di royalty maggiore, da condividere con l’editore.

Gli accordi editoriali standard hanno
una durata che va dai 3 ai 5 anni. Fate attenzione che non scada il contratto
prima che abbiate recuperato entro tale termine l’anticipo versato. Ma
soprattutto attenti a non cedere il controllo delle vostre opere in modo
permanente, né a trasferirne completamente la proprietà.

La proprietà intellettuale è il bene
più prezioso per un musicista. Maneggiatela con cura.

Royalty

Ne stavamo parlando proprio ora. Le royalty sono i
compensi ricavati delle licenze concesse a terzi per l’utilizzo della vostra proprietà intellettuale. Come detto, questa
è la pietra angolare del reddito di un musicista. I titolari del diritto
d’autore possono rilasciare tali licenze ad altri per l’uso della propria
musica, in cambio del pagamento dei diritti d’autore.

Alcune licenze devono essere esplicitamente
concesse. Altre sono ‘obbligatorie’ e vanno date per scontate, secondo quanto
stabilito dalla legge. Tali regolamenti di norma hanno fissato tariffe
specifiche.

In questo articolo, andrò a tracciare
una panoramica di tutti i diversi flussi di royalty che sarà possibile generare
con la vostra musica, suggerendovi come meglio amministrarle e raccoglierle. E
ricordate, è molto probabile che un editore faccia un lavoro migliore nel
gestirle di quanto voi possiate mai fare.


Interpreti

Quando
pubblica una registrazione, le etichette vogliono avere il controllo o la
proprietà della ‘registrazione del suono’ della traccia. Questa normalmente
appartiene all’interprete del brano e al produttore del fonogramma, che solitamente concedono tale diritto all’etichetta in cambio
di un canone, noto come artist royalty (royalty dell’artista). Nel caso in
cui anche il produttore debba essere pagato, si parla di producer royalty (royalty del produttore).

Per pubblicare una registrazione, le etichette devono avere
il controllo o la proprietà del ‘master di registrazione ‘ di un disco finito.
Nel caso in cui la registrazione non sia stata affidata ad un’etichetta (che a
quel punto provvederà ad ingaggiare un interprete e un produttore per svolgere
tale lavoro), i diritti di master sono nelle mani dell’esecutore e del
produttore discografico, che possono accordare il ‘diritto di registrazione del
suono’ all’etichetta in cambio di royalty.

L’etichetta
versa i diritti direttamente all’interprete e al produttore. A volte quelli del
produttore sono pagati dalle royalty dell’interprete, in quanto possono
rientrare nei “costi di registrazione” che dovrebbero essere coperti
dall’artista e non dall’etichetta.

Un
accordo discografico che si rispetti obbliga l’etichetta a rilasciare una
rendicontazione annuale (bilancio finanziario) almeno due volte l’anno. Ogni
sei mesi, è quindi possibile presentare una fattura ed essere pagati. Ciò
andrebbe fatto scrupolosamente, visto che l’etichetta non vi rincorrerà per
farvi sapere che ancora deve pagarvi.

Se
stai lavorando con un’etichetta discografica, sarà compito suo. Per farlo,
però, dovrà essere correttamente informata di tutti gli accordi da voi
sottoscritti e sarà costretta a dare, talvolta, anche qualche gomitata per fare
bene il proprio lavoro.

Licenze
meccaniche

Ogni volta che qualcuno vuole riprodurre o distribuire una canzone che non ha
scritto, deve richiedere una licenza dal titolare del diritto della
composizione musicale. Questa viene rilasciata tramite una licenza meccanica,
in cambio della quale vengono corrisposte royalty per la riproduzione meccanica
(DRM). Le etichette discografiche e gli interpreti richiedono tali licenze ai
titolari dei diritti per utilizzare le loro canzoni in registrazioni effettive.

Le
licenze per la riproduzione meccanica possono essere rilasciate direttamente
dagli autori (o dai loro editori) al richiedente, o tramite una Società di
diritti di riproduzione meccanica (MRS) come la Harry Fox Agency, ad esempio, che
opera negli Stati Uniti. Qui come in molti altri paesi, i cantautori
sono costretti a fornire licenze meccaniche delle loro opere non appena queste
vengono registrate e presentate al pubblico.

Questi tipi di licenze sono chiamate licenze obbligatorie
meccaniche, per le quali la legge ha stabilito un fixed royalty rate (tasso
di royalty fisso) da pagare, noto anche come statutory rate (tasso
legale).

L’attuale
tasso legale è di $ 0,091 per ogni copia di un brano più corto di cinque
minuti. In pratica, le etichette raramente acquistano una licenza obbligatoria,
perché le costringe a rilasciare dichiarazioni contabili mensili che comportano
un sacco di lavoro.

Indipendentemente
da ciò, lo statutory rate è molto
importante, in quanto è lo standard di riferimento per la tariffa massima di
royalty che qualcuno è disposto a pagare per una licenza meccanica. E questo è
logico, perché se gli autori chiedessero una somma più elevata, l’etichetta
potrebbe sempre acquistare una licenza obbligatoria più conveniente.

Ogni volta che una copia della tua canzone viene riprodotta per
la vendita (stampata su CD, ecc), scaricata on-line o ascoltata in streaming, è
previsto il pagamento di una royalty meccanica. Anche quando il CD non viene
venduto.Autori
ed editori possono iscriversi alle società dei diritti meccanici per conto loro
e amministrare, raccogliere i compensi dovuti e accreditarli ai titolari dei
diritti. In cambio, ricevono una percentuale dei ricavi lordi (circa il 7%).

La
maggior parte delle etichette avranno già un accordo esistente con una Società
di diritti meccanici. Se firmerete con loro, quindi, potrete avere una società
di diritti meccanici pronta a rappresentare il vostro repertorio sin dal
momento della registrazione.

Per aumentare i guadagni derivati dalle royalty
meccaniche, è necessario disporre di musica richiesta sul mercato (per
realizzare molte vendite, download e streaming) e per essere regolarmente
rappresentati. La registrazione, la gestione, l’amministrazione e una diligente
contabilità sono passaggi chiave in questo settore. Per questo è meglio
affidare tali compiti ad un editore che lavora a stretto contatto con una Società di diritti meccanici (MRS)
che, ricordatevi, va pagata quattro volte l’anno; di solito alla fine di ogni
trimestre.

Esecuzione pubblica di composizioni musicali

Ogni
volta che una composizione viene trasmessa o eseguita in pubblico, al
cantautore e all’editore spettano delle royalty. Ciò include i passaggi su
radio terrestre (radio tradizionale), su network e TV via cavo, web radio,
servizi di streaming on-line interattivi e spettacoli dal vivo.

L’emittente, gli spazi per le esibizioni dal
vivo, i network o i servizi che beneficiano dell’uso di una composizione sono
obbligati a pagare royalty. In cambio ricevono una public performance
license
(licenza di esecuzione e rappresentazione), per far suonare in
pubblico la composizione musicale. Poiché
non esiste una licenza obbligatoria per le royalty derivate da performance
pubbliche, è necessario conseguire una licenza direttamente dai titolari dei
diritti di composizione, per poter trasmettere o impiegare il brano.

Autori ed editori possono avere i loro diritti
di esecuzione e rappresentazione gestiti da società di diritti di
rappresentazione, le Performing rights organisation (PRO), nel
Regno Unito chiamate Performance right society (PRS)
. Tali organizzazioni
amministrano le entrate e rilasciano licenze per l’utilizzo pubblico del
repertorio registrato con loro. In cambio fanno pagare una quota associativa
annuale. Negli Stati Uniti ci sono tre principali società di diritti di
rappresentazione: ASCAP, BMI e SESAC.

Le
licenze rilasciate dalle PRO offrono agli utenti delle ‘blanket license’
(licenza coperta), in sostanza dei pass gratuiti per usare tutto il materiale
dei rispettivi cataloghi, dietro il pagamento di un canone annuale. Tali
introiti vengono poi divisi e inviati agli scrittori/ editori dei brani.

I
servizi di streaming interattivi come Spotify e Rdio versano una quota dei
guadagni percepiti attraverso il servizio di streaming da loro offerto alla PRO
per coprire le licenze sulle performance pubbliche. Le Società di diritti di
rappresentazione, tramite sistemi automatizzati, analizzano inoltre le reti di
radiodiffusione (sia TV, via cavo che radio), al fine di monitorare l’uso dei
loro lavori. Per assicurare la corretta amministrazione, talvolta le emittenti
sono anche tenute a consegnare playlist e borderò alla PRO.

Quando effettua il
pagamento, la PRO paga direttamente sia l’editore che gli autori, ma
separatamente, per assicurarsi che gli editori non godano del pieno controllo
del denaro, acquisendo un eccessivo potere sugli
artisti. I pagamenti avvengono trimestralmente, circa un anno dopo la
riscossione delle royalty.

Per
massimizzare i compensi derivati dalle esibizioni pubbliche, vi consiglio
vivamente d’iscrivervi ad una PRO direttamente come autore, e legarvi al
contempo ad un editore a sua volta registrato. Abbiate cura di registrare il
vostro repertorio e sinceratevi che l’editore faccia lo stesso. E non
dimenticate di monitorare date, borderò e programmi in cui la vostra musica è
stata suonata pubblicamente, per controllare se ciascuna operazione sia stata
contabilizzata ed informare, in caso contrario, la PRO e l’etichetta per tempo.

Prestazioni
digitali delle registrazioni sonore

Finora abbiamo parlato esclusivamente di pagamenti corrisposti ad
autori ed editori per l’uso delle loro composizioni in esibizioni pubbliche.
Negli Stati Uniti, per un lungo periodo di tempo, sia gli interpreti che le
etichette discografiche non sono state affatto pagate per l’uso pubblico delle
loro opere. Solo nel 1995 la situazione è cambiata, con l’introduzione del Digital Performance Right in Sound Recordings (Diritto della performance digitale
nella registrazione del suono). Tale diritto prevede il pagamento ai featured
performing artist e alle case discografiche delle trasmissioni digitali delle
loro registrazioni (master). Queste includono: servizi di streaming non
interattivo (come quelli forniti da Pandora), servizi radio satellitari e
webcast non interattivi.

La
più grande PRO negli Stati Uniti che si concentra sulla raccolta di questi
fondi è la SoundExchange, che paga il 50%
dei ricavi al titolare del copyright (spesso all’etichetta), il 45% agli
artisti partecipanti alla registrazione e il restante 5% alla AFM / AFTRAper i non-featured
artists
(artisti figuranti nella
registrazione), come i coristi.

Per massimizzare il flusso della entrate,
è importante quindi iscriversi alla SoundExchange comefeature artisto proprietario del master, e alla IPRDF in qualità di non-featured artist. Entrambi sono liberi di potersi iscrivere. SoundExchange
ha difatti da poco attivato un programma mensile di pagamento, che può
rivelarsi una buona opportunità per le vostre entrate.

Esecuzioni pubbliche di Registrazioni sonore

In molti paesi del mondo interpreti e titolari del
master vengono pagati da tempo per le esibizioni pubbliche della loro musica.
Per essere precisi, più di 80 nazioni hanno riconosciuto e fatto rispettare le Neighbouring Rights laws , ossia le leggi relative ai diritti connessi
al diritto d’autore, che danno diritto ai proprietari del master di beneficiare
di tali pagamenti. Gli Stati Uniti sono l’eccezione qui, visto che sono soliti
pagare solo gli esecutori e i proprietari del master per le trasmissioni
digitali.

Il guadagno generato dai diritti connessi non è da sottovalutare e può costituire
più di un quarto delle royalty di un’artista di successo. Con il crollo dei
ricavi delle vendite, stanno aumentando infatti
sempre di più gli introiti in questo ambito che, per molto tempo, è stato un pilastro di tanti artisti che registravano
esclusivamente, senza comporre, nei paesi che applicano i diritti connessi.

Proprio come gli altri
diritti di esecuzione e rappresentazione, quelli derivanti dai diritti connessi
sono raccolti dalle PRO. Alcuni esempi famosi sono la canadese Re:Sound e l’olandese SENA. Entrambe sono organizzazioni no profit e sono libere di far aderire o
far pagare una piccola quota di adesione.Ricordate che è
possibile iscriversi a una PRO internazionale per raccogliere i vostri diritti
connessi al diritto d’autore. Succede anche, che nel catalogo dell’olandese
SENA siano rappresentate esibizioni di star come Beatles, Rolling Stones,
Coldplay e Mumford & Sons.

Se si abbia diritto o
meno ai pagamenti delle pubbliche esecuzioni come interprete o proprietario del
master, dipende dalla legislazione locale. Di norma è possibile, se il paese in
cui è stata registrata la canzone impone per legge i diritti connessi, o se lo
prevede la nazione di residenza del titolare del master. In teoria, quindi,
sarebbe intelligente far registrare i propri dischi in paesi che fanno
rispettare queste normative che, ne sono certo, sono la prassi migliore nel
settore.

Gli
artisti e le etichette degli Stati Uniti stanno perdendo entrate consistenti,
dato che i paesi che applicano tale normativa si rifiutano sovvenzionare chi
proviene da realtà che non contribuiscono al totale riscosso. La ragione della
riluttanza degli Stati Uniti a partecipare alla regolamentazione dei diritti
connessi è dovuta alle pesanti pressioni esercitate dalla lobby dall’industria
del broadcasting (visto che i diritti connessi comportano secondo loro un
eccessivo e ulteriore costo).

Per
massimizzare le entrate, quindi, è importante iscriversi a una PRO  che impone i diritti connessi. Questo vale
sia per i proprietari dei master che per gli interpreti. Anche se risiedete
negli Stati Uniti, potrebbe essere utile se state pubblicando, trasmettendo
brani o suonando dal vivo all’estero. 

La
registrazione casalinga, il noleggio e il prestito

Molti
paesi impongono il pagamento dei diritti d’autoread artisti e
proprietari del master per l’home recording, il prestito e il noleggio. Questi
diritti sono destinati a coprire le entrate che si perdono quando la gente fa
riproduzioni casalinghe della musica e presta o affitta copie a terzi. Tali
diritti sono generati dalle vendite di CD e dispositivi di riproduzione
multimediali.

Queste
royalty, negli Stati Uniti, sono raccolte dalla Alliance of Artists and
Recording Companies
(AARC), la quale proprio come le altre società di collezione dei
compensi detiene accordi con organizzazioni simili all’estero. I pagamenti
della AARC sono divisi al 40% con i feature artist, al 60% con artisti
proprietari della registrazione del suono e si basano sulle vendite fisiche e
digitali negli Stati Uniti.Per aumentare i guadagni, quindi, è consigliata l’iscrizione ad una
società di raccolta dei compesi che opera nel vostro paese. Alcuni hanno diviso
la responsabilità della raccolta delle royalty per il noleggio/ prestito e la
riproduzione domestica. Assicuratevi quindi di trovare quelle giuste. Un elenco
completo è disponibile qui.


Sincronizzazioni

E’
giunto il momento di prestare più attenzione. Quello che segue è sicuramente il
diritto più interessante presente sul mercato, in grado di assicurare
un’esposizione mediatica massiccia e grandi guadagni. Parliamo della
sincronizzazione, che consiste nell’utilizzo di brani musicali in produzioni
visuali. Come spot pubblicitari, videogiochi, film, spettacoli Tv, trailer e
simili. Per
usare una traccia in una sincronizzazione, gli utenti hanno bisogno di licenze
multiple. Innazitutto di una ‘licenza di sincronizzazione’, rilasciata dai
proprietari della composizione (in genere l’editore per conto degli autori). Se
si sta usando il master, poi, di una ‘licenza per l’utilizzo del master’,
concessa dai proprietari della registrazione del suono (in genere l’etichetta).
Inoltre ulteriori royalty sono dovute per ‘la pubblica esecuzione’ della
composizione e del master, considerando che il video sarà probabilmente visualizzato
da molte persone.

Nei tipici accordi di sincronizzazione, i
clienti pagano una tassa di sincronizzazione per queste licenze, ossia un ‘buy
out’ sulle future royalty corrisposte sotto forma di un compenso forfettario; o
versano un anticipo con un tasso di royalty abbassato. Gli accordi di
sincronizzazione sono, per lo più, stipulati da editori, che cercano queste
opportunità per i compositori e i cataloghi che rappresentano.

Il mercato della sincronizzazione è molto
interessante, perché è aperto e offre molte opportunità. Non ci sono costi
fissi e l’alto livello raggiunto dal settore può far guadagnare decine di
migliaia di dollari. E’ il caso, ad esempio, di produzioni pop sincronizzate a
grandi film di Hollywood. Un ambito, questo, in grado di offrire grande
visibilità. Pensate alle colonne sonore delle serie di successo …. destinate
ad aumentare le vendite dell’artista. Per non parlare delle royalty derivate
dalle performance pubbliche.

Ci sono diversi modi per fare soldi con la sincronizzazione:
adoperando il catalogo esistente, attraverso la creazione di musica
personalizzata e tramite la monetizzazione dei video di YouTube. Quest’ultimo
canale è teoricamente una forma comune di sfruttamento della musica, ma così
diversa nella pratica che il tema merita di essere trattato in modo specifico.
Tutti i metodi citati sono redditizi sia finanziariamente sia per la visibilità
che offrono.

Ho abbozzato uno schema sulla dinamica della
sincronizzazione. Il riquadro di sinistra rappresenta il diritto di composizione
e il diritto di registrazione del suono. Il livello 1 descrive come ottenere la
sincronizzazione iniziale; il livello 2 è dedicato all’esecuzione e alla
rappresentazione pubblica del lavoro sincronizzato.


Sincronizzazione del vostro catalogo esistente

Per
ricevere offerte di sincronizzazione, le opportunità vanno create in quegli
ambiti dove la musica è associata alle immagini. Perseguirle da soli è
possibile, ma le chance aumentano se ci si affida ad un editore.

I
committenti che procurano i più grandi lavori di sincronizzazione sono: le
agenzie pubblicitarie, gli studi di produzione video ( cinematografici,
televisivi, altre tipologie), grandi aziende, studi di videogiochi. Esistono
editori che si occupano unicamente di procacciare ingaggi di sincronizzazione
da questi clienti, molti dei quali lavorano in esclusiva con singole tracce o,
su base non esclusiva, con interi cataloghi. In entrambi i casi, in genere,
pretendono l’esclusività su una pezzo non appena la sincronizzazione viene
concordata.

In
genere, gli accordi editoriali sono esclusivi e coprono tutto il lavoro di un
compositore. Quindi, se avete firmato solamente con un editore che non riesce a
procurarvi ingaggi e state perdendo opportunità, potreste proporgli di lasciar
svolgere l’incarico a terzi e poi dividere gli introiti. Un suggerimento
difficile da accettare, considerando che tutti ambiscono all’intera torta,
invece che a una sola fetta. Una forte contro-argomentazione potrebbe essere
che è meglio guadagnare concretamente una parte più piccola di gran parte delle
entrate, piuttosto che mirare alla quota piena di ipotetici ricavi.

Se non avete firmato un’esclusiva, è opportuno
caricare il vostro catalogo musicale ad un certo numero di editori che si
occupano di sincronia senza esclusiva. La maggior parte dispone di librerie
on-line dove viene pubblicato il repertorio rappresentato, contrassegnato in
base al mood e allo stile. I clienti possono navigare all’interno dei loro
archivi musicali, alla ricerca della traccia specifica di cui hanno bisogno.
Inoltre, dispongono di consulenti specializzati che forniscono brani del
catalogo societario agli utenti in base alle loro esigenze, offrendo talvolta
soluzioni musicali personalizzate. Ma di questo ne riparleremo più avanti.

Fra
le etichette più famose specializzate in sincronizzazioni vi sono: MusicDealers, PumpAudio, JinglePunks e MusicSupervisors.

Personalmente ho avuto ottime esperienze con MusicDealers. E’ stato uno sballo
lavorare con loro e mi hanno procurato numerose opportunità in breve tempo,
nonostante il catalogo della nostra etichetta fosse relativamente piccolo. E
questa non è una promozione pubblicitaria spudorata, ma semplicemente
un’osservazione.

Quando firmerete con questi editori, diffidate sempre e controllate
scrupolosamente in che modo vengono registrate le tracce con le PRO, in caso di
una sincronizzazione. Alcuni addetti disonesti, infatti, ri-titolano i brani in
modo da non limitarsi a raccogliere le royalty derivate dalla loro
sincronizzazione, ma da tutto. E se i brani in questione diventano un successo,
potrebbe diventare un problema. Esaminate per questo i vostri contratti, per
ricercare qualsiasi ‘registrazione’ correlata.

“Circa il 75%
delle sincronizzazioni sono strumentali”.

Per massimizzare le entrate, assicuratevi che il
vostro editore stia cercando seriamente opportunità di sincronizzazione, se
avete firmato un’esclusiva. Se non l’avete fatto, aumentate le vostre
probabilità uploadando il vostro catalogo a più editori che lavorano senza
esclusiva.

Oltre a ciò, cercate di relazionarvi con loro
personalmente. Se avete a disposizione un catalogo di dimensioni decenti con
musica di qualità, che si registra e classifica correttamente, presentatelo.
Sinceratevi di avere le versioni strumentali della musica da caricare, visto
che circa il 75% di tutte le sincronizzazioni sono strumentali.

In
alternativa, è possibile cercare occasioni di lavoro in modo indipendente,
offrendo il vostro catalogo ai supervisori musicali dei committenti prima
citati. Avrete maggiori probabilità di rendere meglio, collaborando con
qualcuno che ha una solida reputazione nel selezionare materiali di qualità.


Sincronizzazione
musicale personalizzata

Molte occasioni di sincronizzazione richiedono musica
creata per soddisfare esigenze specifiche. Pensate ai jingle pubblicitari o al
sound design nei film. Possono essere assegnati da consulenti di sincronia ed
editori, o da un datore di lavoro come work for hire (lavori su
commissione). In quest’ultimo caso, i copyright sono assegnati al principale. I
diritti guadagnati con le sincronizzazioni personalizzate sono redditizi
proprio come quelli tradizionali, forse ancora di più.


Grandi
affari

E
la cosa interessante del comporre musica personalizzata, è che si tratta di una
competenza specifica. Cantautori e produttori di musica elettronica (come sono
in genere sia gli autori che i performer) sono portati a farlo bene. Una
boccata d’ossigeno, secondo i miei artisti, che la considerano una fonte
d’ispirazione e una pausa dalla loro routine musicale.

In
base alla mia esperienza, ho avuto modo di constatare che i musicisti riescono
meglio a creare musica su commissione e che sviluppare una rete in settori di
nicchia non è difficile. Inevitabilmente state andando a guadagnare con
occasioni di sincronizzazioni, il che richiede da parte vostra l’impegno
necessario.

Occasioni di
realizzare sincronizzazioni personalizzate si possono trovare esattamente negli
stessi ambiti di quelle tradizionali. Vale a dire tramite: editori, agenti di
sincronizzazione e supervisori musicali di videogiochi e società di produzione.
E proprio come le sincronizzazioni tradizionali, è più probabile trovare
ingaggi grazie a partnership con consulenti ed editori specializzati nel
trattare con questo tipo di clienti.

I tipici casi di sincronizzazione hanno una
finestra temporale breve, di circa 48-72 ore, necessaria per la cessione
dell’incarico finale. Per questo è molto importante che siate in grado di
produrre musica e muovervi velocemente, seguendo le linee guida, senza l’uso di
campioni non autorizzati e avendo la flessibilità necessaria di operare
modifiche quando richiesto. Ciò implica che il vostro livello di comunicazione
sia professionale e veloce.

Per
massimizzare tali entrate, è necessario trovare un team intenzionato a commissionarvi
incarichi. Pertanto vi consiglio vivamente di lavorare con un etichetta
dedicata, o con più editori di sincronizzazione che operano senza esclusiva. E’
il valore aggiunto di avere un catalogo musicale di dimensioni decenti. Ma è di
gran lunga più importante che si apra un canale di comunicazione efficace con
il vostro editore, informandolo che volete aprirvi a tali opportunità e che
siete in grado di fornire rapidamente musica di qualità in un modo
professionale.

Gli
editori che si occupano di sincronizzazione preferiscono collaborare con
persone che rappresentano un pool di compositori, like A&Rs and
artist managers
(come A & R e direttori artistici), più proficuo per
loro rispetto ad uno o più artisti. Pertanto, l’ambito editoriale della sincronizzazione
può essere più vantaggioso per l’etichetta e gli altri editori.


Monetizzazione di YouTube

YouTube
ha accumulato miliardi e miliardi di video musicali, molti dei quali utilizzano
musica protetta da copyright. Come compositori o proprietari della
registrazione del suono di questa musica, è possibile ricevere le royalty per
quelle visualizzazioni, da noi chiamata monetizzazione di YouTube.

Il
processo è semplice. YouTube ha un sistema che pone gli annunci sui video. Il
55% delle entrate che gli inserzionisti pagano per YouTube è poi accreditato ai
titolari del copyright.

Teoricamente,
l’uploader di un video, che usa musica che non è sua, ha bisogno di ricevere
l’autorizzazione sia dal proprietario del copyright della composizione musicale
(editore per conto dell’autore) che del master (interprete o etichetta). Avrà
bisogno di una ‘licenza di sincronizzazione’, che viene rilasciata dall’editore
(o dal compositore se non rappresentato). Mentre dall’etichetta discografica di
una ‘licenza d’uso del master’. I pagamenti dei diritti d’autore di questi
titoli sono liberamente negoziabili tra le parti e raramente sono
regolamentati.

Oltre che per le licenze di sincronizzazione,
autori e etichette discografiche devono riscuotere percentuali anche per la
rappresentazione pubblica del loro repertorio, alle quali contribuiscono pure
le visualizzazioni su YouTube. Tali compensi vanno pagati attraverso le loro
Società di diritti di rappresentazione (PRO), che hanno accordi diretti con
YouTube per la raccolta di questi compensi, proprio come le major.

In
pratica, queste licenze sono raramente ricercate dagli uploader. Ci sono
migliaia di video su YouTube che usano contenuti protetti da copyright senza
autorizzazione. Molti di questi sono tollerati nel quadro della politica delfair use(l’uso corretto).
Persino la monetizzazione di quei video.

In qualità di proprietari del copyright di una
composizione o di un master, potete scegliere di monetizzare i video uplodati.
Per farlo, è necessaria l’autorizzazione degli altri proprietari del copyright,
incluso di chi ha caricato il video (chi ha i diritti del video).
Per sapere dove sono stati usati i contenuti protetti da copyright, YouTube ha
introdotto un Content IdSystem, un sistema di identificazione grazie al
quale i titolari dei diritti possono caricare il proprio contenuto, che sarà
poi trovato automaticamente dal sistema.

È
possibile registrare alla piattaforma di YouTube il
proprio Content ID o ad un servizio
esterno specializzato in monetizzazione e inserirsi nel sistema. Audiamè un esempio di società che fornisce tale
servizio (ricordate che prendono una percentuale pari al 25% del fatturato).

Inoltre
ci sono network di YouTube che aggregano canali spesso della stessa nicchia, e
aiutano a monetizzare e ottimizzare i propri contenuti, attirando traffico di navigazione.
I vantaggi dei network sono che offrono le migliori tariffe di entrate
pubblicitarie, perchè possono negoziare con un potere collettivo. Il più grande
network focalizzato sulla musica è INDMusic. Per ulteriori informazioni sui network, leggete il seguente  articolo e date un’occhiata alla top 100 dei network con il maggior numero di abbonati.

Una volta che la musica è stata associata,
YouTube richiederà a chi ha uploadato il video se dispone dell’autorizzazione
per l’utilizzo del contenuto. E se acconsente alla monetizzazione e
conservazione del video, o preferisce rimuoverlo.

Per massimizzare questi guadagni, si dovrebbe
collaborare con un network o una società di collezione dei compensi di YouTube,
in grado di offrire entrate pubblicitarie più alte e molto meglio organizzate
per trarre il massimo dal contenuto, attraverso sistemi contabili e di
corrispondenza, aiutandovi ad elaborare una migliore strategia per attirare
traffico sul vostro canale. Come sempre, però, la chiave è il vostro rapporto
personale con questo partner. Firmate soltanto con un network con il quale sarà
possibile comunicare facilmente, che conoscete e che lavorerà attivamente per
voi.


Campionamenti e librerie musicali

Il campionamento è l’uso di una parte di una composizione esistente e di una
registrazione fonografica in un’altra opera musicale. Come musicisti,
probabilmente avrete già familiarità
con il termine. Tutti conosciamo registrazioni pop di successi che hanno
campionato parti orecchiabili di celebri hit old school.

Per poter impiegare legalmente un campione protetto da copyright,
è necessario ricevere il permesso da parte dei titolari del copyright. In
gergo, viene chiamato clearing (autorizzazione).Da chi è necessario
conseguirla dipende da quello che si sta campionando.

· Se state campionando una
composizione, allora è necessario solo il permesso del titolare del copyright
della composizione (probabilmente di un editore per conto degli autori).

· Se si sta campionando un master, è necessaria l’autorizzazione sia del
titolare del copyright della composizione (editore per conto dello scrittore)
che della registrazione del suono (etichetta o interprete).

L’editore
ha bisogno di accordare il diritto di creare un lavoro derivato, mentre
l’etichetta di riprodurre il master. In entrambi i casi, si avrà a che fare
direttamente con i titolari del copyright, in quanto le società dei diritti o
altri soggetti non possono farnire tale autorizzazione. Difficilmente esistono
regole per il pagamento di queste licenze, pertanto liberamente negoziabili.

Le
royalty, di solito, sono  pagate per
queste licenze. Sia il titolare del diritto di composizione (editore) che del
master (etichetta), però, devono essere compensati a parte, a meno che
appartengano alla stessaentità giuridica.

Generalmente, il compenso consiste in una quota di diritti d’autore,
determinata dalla popolarità del campione originale e dal successo previsto del
disco nel quale verrà utilizzato. Per i dischi che si suppone non avranno un
successo ‘colossali’, sia l’editore che l’etichetta stabiliscono una flat fee buyout 
(tariffa
fissa formettaria), rinunciando alla loro percentuale in cambio di una somma di
denaro.

È
possibile evitare di dover cancellare i campioni utilizzando non una parte, ma
l’intera composizione, per la nuova registrazione. Questa è quella che viene
comunemente chiamata ‘cover’ e si può avere il permesso di registrarla
semplicemente prendendo una licenza meccanica. Tuttavia, con una cover non è
possibile discostarsi dal lavoro originale. In altre parole, non si può cambiare.

Un
altro modo per evitare di dover pagare le tasse sul campione è quello di usare
lavori privi di copyright (Creative Commons). Si tratta di opere rilasciate
sotto un determinato livello (dai proprietari originali del copyright) per
essere usate gratis pubblicamente, con restrizioni minime, come la menzione del
nome del creatore, ad esempio. Per saperne di più sui Creative Commons leggere
il seguente link (http://creativecommons.org/).

Guadagnare con il
campionamento? Esistono diversi metodi
Campionatura tradizionale

Si parla di campionatura tradizionale quando altri musicisti
prendono una parte della vostra composizione o del master per usarlo nelle loro
opere, in cambio di un indennizzo. Si tratta di un modo per monetizzare il v
ostro repertorio. Questa è la forma di
campionamento più difficile da conseguire, visto che il lavoro viene
solitamente utilizzato sole se ha un certo livello di notorietà e di stile.
Logicamente, i brani e le composizioni
più campionate sono quelle più famose o i classici.


Stock music

Stock
musicè il nome della musica
creata con lo scopo di essere data in licenza per essere impiegata su altri
media, come video, radio e televisione o in composizioni di terzi. Le licenze
sono diverse da quelle di sincronizzazione tradizionali, considerando che
l’obiettivo qui è la creazione di cataloghi di grandi dimensioni, non di pezzi
personalizzati lavorati singolarmente.

Anche il metodo di vendita differisce, visto che queste librerie sono dedicate
a clienti che navigano da soli, in contrasto con le sincronizzazioni editoriali
(personalizzate), dove un’etichetta discografica cerca di soddisfare le
esigenze del cliente.

La
stock music ha molte forme diverse: campione e construction packs (confezioni
di lavori) per la produzione musicale, effetti sonori (per qualsiasi scopo),
intere sezioni di musica, jingle, loop e tutto il resto. La stock music viene
venduta tramite stock in librerie musicali o siti web specializzati in
particolari tipi di repertorio. In genere, le licenze sono concesse dietro il
pagamento di tariffe forfettarie o di un abbonamento al servizio, che concede blanket license per l’uso di tutta
la loro musica. La maggior parte della stock music non prevede il pagamento di
royalty per esibizioni e rappresentazioni pubbliche.

In qualità di autori, sarà possibile concedere la vostra
musica, in esclusiva o meno, in questi store e librerie. La maggior parte
richiede licenze esclusive, offrendo royalty con una tariffa fissa formettaria
o la piena proprietà del copyright. Quando librerie esclusive pagano royalty,
invece di una tariffa forfettaria, tendono a versare un compenso più elevato
rispetto ai loro omologhi non esclusivi.


Le librerie non-esclusive raramente offrono tariffe
fisse formettarie

Le librerie esclusive potranno anche rilevare in
blocco i vostri lavori su commissione, in
particolare, se si crea musica su richiesta. Ad esempio quando si
realizza un pacchetto di campioni dubstep per un sito specializzato online.
Dietro il pagamento di una tariffa
fissa formettaria
, potrebbero prendere un pacchetto di
campioni, ri- classificarli come uno dei prodotti ‘sviluppati dalla casa’, e
metterli nel loro store.

Il
mondo della stock music offre molte opportunità, considerando che è sbocciata
sin dalla nascita di Internet. Tante le biblioteche facilmente accessibili per
consumatori e autori. Anzi, si potrebbe dire che l’approvvigionamento è fin
troppo eccessivo. E che quindi la stock music – in particolare i pacchetti di
campioni, di effetti sonori e jingle- è realizzabile senza sforzo, soprattutto
da produttori di musica elettronica.

Vale
la pena informarsi se si vuole guadagnare qualche euro in più. Dovreste però
stare attenti a non farvi prendere dalla marea di materiale reperibile sul
mercato e di essere selettivi con le librerie con cui lavorate e riguardo la
musica che fornite.

Per
aumentare i guadagni, astenetevi dal firmare esclusivamente con una qualsiasi
libreria. Fate invece una selezione di librerie di qualità, con cataloghi
curati e supevisionabili, e vendete musica lì. Concentratevi sulla produzione
di sonorità richieste sul mercato o all’interno di una specifica nicchia. Un
elenco di librerie di stock music è disponibile al seguente linke in questo articolo.
Per trovare invece store specifici che vendono e classificano sample pack, al fine
di creare pacchetti nell’ambito di ‘lavori su commissione’, mettetevi in
contatto con i proprietari del sito.

Questo
è quanto. Ora dovreste avere un quadro di riferimento esaustivoo per la
comprensione dei fondamenti del diritto d’autore e dell’editoria musicale. Ho
cercato di tracciare una panoramica sulle fonti di guadagno, sulle dinamiche
del diritto d’autore musicale, sulle licenze e sulle royalty. Sarebbe saggio
rileggere questa guida più volte, per afferrare meglio i contenuti degli
argomenti affrontati. Provate a vedere se riuscite a decifrarla, in base a
quello che abbiamo imparato.

Per saperne di più, consiglio vivamente il libro
All You Need to Know
About the Music Business
(Tutto quello che c’è
da sapere sul mondo della musica) di Donald Passman. Inoltre è disponibile in
rete un sacco di materiale sul tema della musica d’autore. Iniziate da qui o da qui.
Come accennato all’inizio, questo articolo era destinato a diventare una parte
di un più vasto approfondimento dedicato a tutti i possibili flussi di entate
per i musicisti. Presto riprenderò il discorso sulle fonti di guadagno
alternative esistenti, per parlere dei molti altri modi esistenti per far
fruttare il vostro talento musicale.

Non esitate  a
farmi tutte le domande del caso, o a contattarmi direttamente per ulteriori
chiarimenti. Il mio blog lo trovate 
qui , e potete contattarmi al seguente link. E, per
coloro che navigano selvaggiamente su Soundcloud, non perdete il mio libro The Soundcloud Bible. Oppure, date un’occhiata alla mia guida Soundcloud su
Digital Music News, 
qui . Grazie, Budi.

Traduzione articolo a cura di Loredana Menghi