Di rose e di spine – In diretta da Sanremo

“Miei cari amici vicini e lontani buonasera”. Così cominciò la prima edizione del Festival di Sanremo. Vinse “Grazie dei fiori”. 3 furono gli interpreti in gara e 20 le canzoni inedite. Nella sala del Casinò di Sanremo per la prima ed ultima volta il pubblico era disposto a tavoli e non smise di parlare e cenare. La TV arrivò solo alla quarta edizione. Non se ne andò più. 64 anni più tardi, Sanremo è la televisione e anche a Sanremo il Festival si guarda in TV.

“La gente comincerà ad arrivare domani” dicono all’unanimità tutti i sanremesi che abitano i bar del centro. Mentre ceniamo sentiamo al tavolo accanto parlare con grande stima di uno dei concorrenti, a loro avviso “L’anticonformismo in persona”, presentatosi alle prove in canottiera, con tanto di macchia di sugo. Sono membri dello staff. Li riconosciamo per via dell’inconfondibile pass al collo. Al nostro collo invece una bavaglia e davanti a noi un piatto di spaghetti allo scoglio. Poco più avanti un televisore 1400 pollici ovviamente sintonizzato sul Festival. A separarci dalle nuove proposte, soltanto un tavolo con due persone del posto, una di fronte all’altra. Uno di loro dà le spalle al televisore e sostiene che lui il Festival non lo guarda.

Fra i 9 milioni di italiani che ieri sera guardavano il Festival di Sanremo in TV ci sono probabilmente quasi tutti i 60.000 abitanti di Sanremo. Erano 16 milioni nel 1989 gli italiani incollati alla rete nazionale mentre Mia Martini cantava “Almeno tu nell’universo” e 17 milioni, il record nella storia del Festival di Sanremo, nel 1987 quando Fiorella Mannoia cantava “Quello che le donne non dicono”. 31 anni dopo le televisioni sono accese. Le strade sono vuote. Come durante una domenica afosa di agosto nell’Italia della provincia. Come durante una partita pomeridiana della nazionale ai Mondiali. Sanremo non si vede per strada ma si sente ovunque e dove c’è uno schermo fra le 22 e le 23.30 c’è un Pippo Baudo, o un Beppe Vessicchio.

Persino al ristorante cinese:

Ovviamente al bar con il bigliardo senza buche:

Al locale in Piazza Bresca, il centro della movida:

“Passano vecchie immagini. Indelebili su di noi” sono le parole che si ascoltano poco prima di mezzanotte dalla TV del locale affollato. L’audio della TV resiste alle voci della gente, proprio come durante quella prima edizione del 1951 senza telecamere e televisioni.

“Lettera al Duca” dei Decibel è l’ultima canzone che resiste alla playlist di mezzanotte. E poi solo video, senza audio. Proprio come nel Festival del 1954 quando arrivarono per la prima volta le telecamere ma un operatore distratto perse l’audio. Non fu mai più trovato.

Fra le ultime parole in diretta da Sanremo sentiamo “Se chiudo gli occhi vedo l’infinito in me. Supero i miei limiti più di quanto immagini. Tu stai parlando a una persona che non c’è. Silenziosa anima che questo sole illumina”.

To be continued…

Reportage: Giorgio Moratti
Fotografie: Michele Perletti