OvO, la ‘Creatura’ DIY da 900 concerti in 3 continenti

Domani – giovedì 19 – saranno al Bronson di Ravenna in compagnia di Zeus! e Stormo. Gli OvO sono da sempre una delle band più attive del panorama heavy rock mondiale. Più di 900 concerti, un numero imprecisabile di uscite discografiche tra album, collaborazioni, singoli, brani su compilation, li hanno fatti conoscere ovunque anche per l’originalità della loro proposta. Il duo formato dalla cantante e chitarrista Stefania Pedretti e dal batterista Bruno Dorella ha scelto di affidare a Soundreef per la gestione delle proprie royalty.

OvO è una realtà che è difficile da racchiudere in un genere preciso. Non è semplice definirvi. C’è una scena di riferimento in cui vi riconoscete?

Si, a volte per semplicità ci mettono all’interno della categoria Metal. Molti metallari, però, lo troverebbero discutibile. Noi non abbiamo nessun riferimento preciso. La nostra musica non è noise, non è metal, non è doom, non è punk, non è rock and roll, anche se c’è un po’ di tutto questo. Prendiamo spunti da varie scene e li mettiamo insieme in quello che è poi semplicemente il nostro suono. Abbiamo suonato in tante situazioni differenti: dall’Amplifest in Portogallo, un festival strafigo, al Gegen a Berlino, una festa queer, in cui c’è una stanza che si chiama Drone dove abbiamo suonato con Ovo, sino al Krakatoa al TPO di Bologna, festival che sentiamo molto affine a noi. In questo momento in Italia sta succedendo di nuovo qualcosa. Si è ricreata una simil-scena di artisti e band che uniscono musica ‘pesa’, molto heavy e sonorità più bizzarre e creative con un approccio DIY / Do-It-Yourself. Ci sono tanti gruppi sia in Italia che all’estero che riescono a fondere queste sensibilità. Pensando all’Italia, ad esempio: Hate & Merda della nostra stessa etichetta, Diodrone, Ufomammut, che sono forse più stoner, Zeus! e Fuzz Orchestra.

Il vostro ultimo album “Creatura” ha mostrato un lato diverso di voi in cui il rock pesante si miscela in modo del tutto naturale ed originale con suoni elettronici…

La nostra è stata una nostra scelta stilistica. Già nel disco precedente, Abisso, c’erano inserti di elettronica. In quest’ultimo però tutta la struttura compositiva ha avuto un’ulteriore forte contaminazione con l’elettronica. Soprattutto per quel che riguarda la batteria. Le ritmiche di “Creatura” sono tessiture di pattern utilizzati come piccoli loop, andando a comporre una struttura ripetitiva ed ipnotica come si usa nell’elettronica. Abbiamo senza dubbio cambiato mentalità da un punto di vista compositivo. Ci piaceva dare l’idea ripetitiva di groove dell’elettronica ma anche scoprire mondi nuovi e cambiare da un album all’altro. Per questo in “Creatura” ci sono pezzi quasi techno dal punto di vista dei ritmi, anche se poi bilanciati da una chitarra ed una voce che portano invece lontano dall’elettronica. La voce è super growl, metal, cattiva. Le chitarre invece hanno un sound più dark.

A proposito di voce… come sei arrivata ad utilizzare il growl? Hai iniziato con gli ascolti in adolescenza oppure è un linguaggio che hai sviluppato nel tempo?

Il growl è una tecnica che ho sviluppato con il tempo. Ho utilizzato la voce da sempre in modo molto libero. Negli ultimi 10 anni mi ha affascinato provare ad esplorare le frequenze ‘basse’ proprio perché, in verità, è una sfida rispetto all’archetipo della voce femminile. Allo stesso tempo, adoro le contrapposizioni. Per questo a volte utilizzo anche una voce alta, insieme, come spesso accade nel metal. Ci sono brani in cui utilizzo sia il growl che lo scream, sia voci basse che voci urlate da punk o new wave, con escursioni anche in tecniche complesse ed elaborate, più vicine ad un’estetica da musica contemporanea.

Gli OvO hanno all’attivo più di 900 concerti: quanto è importante secondo te il live per una band?

Io credo che il live sia davvero fondamentale. Gli OvO sono nati come “tour-band”. Il concerto dal vivo è stato il nostro primo obiettivo. Poi è cresciuto tutto e si è portato dietro anche la produzione di album e la fase creativa, ma l’idea resta proprio quella di portare l’esperienza live. Uno può stare quanto vuole in sala prove o in studio di registrazione ma fino a che non hai vissuto un’esperienza empatica con il pubblico non puoi capire quanta forza ha la musica che hai composto. Se poi parliamo di esperienze di vita, il Tour per me è stato tutto. Conoscere persone, visitare posti: è quello che fa la differenza. Andare in tour è tanta fatica ma anche concerti super energetici e belli.  La fatica dei viaggi ha come contraltare le tante belle esperienze che porta. Non riuscirei a vivere senza live. E’ una cosa che consiglio a tutti. Senza non si può stare.

Perchè avete scelto Soundreef?

 

Non siamo mai stati iscritti alla SIAE. Conosco Soundreef, grazie ad Ale Cola, sin dalle sue origini. Me ne hanno parlato sin dall’inizio. E lo hanno fatto in modo iper-positivo. A livello ideologico ho stimato l’idea da subito. Ho aspettato un po’ solo perché, per attitudine, volevo essere libera da tutto. Ma dopo 17 anni di carriera, e soprattutto ora che è possibile contrastare la SIAE, mi sembra più adeguato iscriversi ad una società di diritti che tutela davvero i musicisti. Ora vediamo come va. Ma siamo contenti ci sia un’alternativa al monopolio nella gestione dei diritti d’autore. E sono molto felice anche per i locali perché Soundreef è oggettivamente un’alternativa pratica, soprattutto per i locali di piccola dimensione. Può essere un grosso vantaggio.