La Distanza della Luna: “La musica oggi? Ricominciamo a fermarci ad ascoltare”

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Denise di “La Distanza della Luna”, band della scuderia di Bassa Fedeltà, giovane e dinamica etichetta romana. La Distanza della Luna ha da poco scelto Soundreef per la raccolta e ripartizione dei propri diritti d’autore.

Ciao Denise, come e quando nasce la Distanza della Luna?

Ciao! La Distanza della Luna è nata, inizialmente, come duo. Negli ultimi 3 anni gli scenari interni si sono modificati con fuoriuscite e nuovi ingressi, fino al raggiungimento della formazione attuale che riconosce come nucleo stabile me, Cristiana Della Vecchia ed Annalisa Baldi. L’intento che ci ha mossi sin dall’inizio, e che continua a spingerci a comporre e a suonare, è quello di creare mondi sonori sospesi, soffusi e rarefatti, che si incontrino e si intreccino con un’attenta ricerca espressiva sui testi. Attualmente stiamo esplorando maggiormente l’elettronica, sebbene sia stata presente anche nel nostro disco d’esordio, uscito lo scorso anno.

Che idea vi siete fatti della scena italiana da un punto di vista artistico? Quali sono secondo voi i punti di forza e quali gli anelli deboli?

Premettendo che esprimo qui un giudizio personale e non rappresentativo degli altri membri del gruppo, sono piuttosto sconfortata dall’attuale situazione musicale italiana. E non perché manchi di autentici talenti di scrittura, anzi. Conosco molte realtà artistiche di grande valore che, tuttavia, faticano a rendersi visibili e a potersi esprimere. Sembra che gli spazi siano occupati sempre e solo dai due o tre nomi di turno fortemente promossi e supportati, sebbene, a mio parere, abbiano poco o niente da dire. Che sono pensati per esplodere e non per durare.

A livello di industria musicale e di rapporto con il pubblico quali sono secondo voi le caratteristiche di quest’epoca?

Direi che riflettono in maniera esemplare il momento storico di rapido divoramento, superficiale fruizione e veloce scomparsa che stiamo vivendo. Fermarsi, ascoltare, ricercare, approfondire sono atteggiamenti verso le cose che stanno andando perduti. Ci sono una distraibilità e una voracità disarmanti.

Fate parte di una giovane ma attenta e dinamica label attiva su Roma (Bassa Fedeltà). Che cosa significa oggi uscire con un’etichetta indipendente attenta alle esigenze dei propri artisti?

Sara di Bassa Fedeltà è di una follia romantica e fuori dal tempo. Nessun altro avrebbe investito su un progetto delicato e difficile come il nostro. L’abbiamo fatta un po’ penare perché siamo delle nevrotiche del novecento, ma non la ringrazieremo mai abbastanza per la sua disponibilità e il suo coraggio.

Perchè avete scelto di passare a Soundreef? Che cosa vi ha affascinato?

Ciò che ci ha spinti ad interessarci a Soundreef è l’idea stessa della libertà di affidare la nostra musica a chi riteniamo più opportuno. L’assenza, fino a poco tempo fa, di questa possibilità era di per sé inaccettabile.

Che idea vi siete fatti sulla gestione del diritto d’autore in Italia e non solo?

Nella mia esperienza con la SIAE, alla quale sono stata iscritta come autrice per quattro anni, non ho mai avuto l’opportunità di seguire con chiarezza i movimenti riguardanti l’utilizzo e la trasmissione dei nostri brani. Inoltre, le condizioni che vengono imposte ai locali, danneggiano sia i gestori che realtà musicali piccole come la nostra, limitando fortemente le opportunità di esibirsi. La proposta di Soundreef ci è sembrata rispecchiare maggiormente le nostre esigenze ed essere attenta a tutelare i diritti di autori e compositori aldilà della loro importanza nel mercato musicale e della fama.