Jenny Penny Full: “In Italia sempre più voglia di collaborare”

Vengono da Verona e ci hanno colpito subito per il loro approccio. I Jenny Penny Full sono una band assolutamente da tenere d’occhio.

Ciao ragazzi, come nascono i Jenny Penny Full?

Ciao, come nascono i Jenny Penny Full? Vediamo… Da parto normale, credo l’unica “anomalia” sia Luigi che è nato con parto cesareo perchè nel grembo materno aveva assunto una posizione contraria, sedendosi sulla gambe, anzichè a testa sotto. Si capisce bene come fosse per sua madre e per lui complicata la strada consona di fuoriuscita. Quindi cesareo. Oltretutto c’era qualche complicazione con il cordone ombelicale ed il suo collo, tant’è che è nato cianotico. E con le gambe storte perchè c’era seduto sopra (sempre nel grembo). Ma poi è passato con lo sviluppo e camminando. 

Giovanni è nato prematuro di quasi tre mesi, rischiando la vita. Ma poi alla vita ci si è affezionato, ed è passata pure a lui con lo sviluppo e camminando.

Per Giulia e Stefano invece tutto nella norma. A parte i dolori del parto che norma poi non sono mai. 

Se la domanda era invece riferita a come nascono i JPF intesa come band, è ovvio che non è stato un parto quadrigemellare, ma che ognuno è nato per gli affari suoi, anche se in ospedali vicini. 

Ci siamo poi conosciuti chi prima e chi dopo tramite amicizie varie nel grande paese che è Verona. L’idea di farne un gruppo è venuta (come tutte le idee) un pò dal caso e dall’occhio lungo di altri amici. Abbiamo iniziato a suonare insieme nel Bagolo, che è la taverna/incubatore d’impresa (sempre per stare in tema parto) sotto casa di Giulia nei campi di Porto S. Pancrazio a un passo da Verona. 

Abbiamo trovato il vostro sound molto interessante… Come vengono fuori i vostri brani? Si parte da un riff di chitarra, da una ritmica, da una melodia? Dalla sala prove o dalla produzione casalinga?

Possono partire da entrambe le opzioni che hai elencato (l’unica che salta è la produzione casalinga). Per dire Solar nasce da un riff di chitarra – portato nel Bagolo – al quale Giovanni ha appiccicato l’ipnosi ritmica del CHA – TUN TUN TUN TUN – TU CHA – TUN CHA – TUN TUN TUN – da li riff di basso e melodia vocale venute con le varie jam, i risotti e i gotti. (Gotto in veronese stà per bicchiere o tazza di vetro). 

Che progetti avete per il futuro? Come immaginate i Jenny Penny Full tra 365 giorni? 

E’ chiaro che il progetto principale è andare al mare, e poi continuare a comporre e suonare insieme. Con EOS qualche bella cosa l’abbiamo fatta, e lo porteremo in giro con noi anche questa estate. Dopo la “tirata” per riuscire a chiudere il disco in tempo ed i vari progetti fatti tra il release, l’University Flat Tour ed il tour in Spagna, abbiamo passato poco tempo in saletta. Fisiologico no?

Siamo da poco tornati a sbattere la testa su del nuovo materiale. E tra luglio e agosto andremo a fare qualche data su al fresco in Germania. 

I JPF tra 365 giorni c’è li immaginiamo con un chilo o due in più. Qualche capello in meno, forse qualche pelo di barba in più. Magari con un nuovo disco quasi pronto in mano. 

Che percezione avete della scena indipendente in Italia? Quali sono le realtà che trovate più interessante sulla scena? 

Stiamo avendo modo di conoscere altre realtà di musicisti molto affini alla nostra. Sembra che di base ci sia sempre più voglia di collaborare, quasi a dire mal comune mezzo gaudio (che in veronese vuol dire quello che vuol dire anche in italiano. quando è così è più facile capirsi oltre i confini regionali). C’è a parere nostro, una sorta di presa di coscienza, nel ricordarsi che la musica è popolare. Che nasce da e tra le persone. 

Per un fatto puramente geografico abbiamo avuto modo di entrare in contatto (si parla di incontri fisici ) con qualche realtà tra Trento, Vicenza, Bergamo Milano e le Marche. 

Ma i C+C=Maxigross ci portano notizie che anche nei quartieri spagnoli di Napoli c’è chi si sta dando parecchio da fare. 

A volte la percezione è che sia più difficile che si crei una scena consolidata nelle grandi città. Il rischio lì è che i vari “poli musicali” si pestino i piedi tra di loro. 

Siamo dell’idea che quando si respira aria di competizione è fastidioso. La competizione viene fraintesa come uno stimolo che non è.  Il significato latino di competere è andare insieme, convergere verso un medesimo punto. E’ diversa l’interpretazione che se ne fa oggi.

Verona: che tipo di situazione c’è oggi a livello culturale?  C’è fermento? 

Dipende dal tuo stato d’animo. Ci sono giorni in cui possiamo dire felicemente che Verona funziona. Altri in cui collettivamente ci preoccupa. E’ vero che il proibizionismo imposto dall’alto degli ultimi anni è stata un ottima palestra che ha contribuito a rendere le persone più consapevoli della bellezza e delle possibilità che una città splendida come Verona possono dare. E’ pure vero che c’è fermento. C’è fermento in “ogni processo in cui un microrganismo utilizza un substrato zuccherino per la crescita”. Se c’è presenza d’aria il processo prende il nome di fermentazione aerobica (come quella dell’ora di educazione fisica), mentre in assenza d’aria il processo diventa una fermentazione anaerobica. Diciamo che a Verona si fermenta. Anche se non è sempre questione di aerobica e a volte manca proprio l’aria. 

L’esempio è quello che è successo al NANO, raccontato bene da Andrea nella “Storia, in tre atti, dell’investimento del tempo libero a Verona” (che vi andate a leggere qui).

“Ogni volta che Verona ha provato a non essere la Verona dell’utile è stata arginata, affossata e abbattuta. Verona ha provato a non essere una costellazione di privati imprenditori del tempo, ed ha provato anche ad aprirsi al comune, al visibile di una strada o di un giardino, per lasciare alla fluidità dell’arte e della cultura auto-organizzata il tempo libero, il tempo di farci crescere e sentirci liberi davvero e non solo. 

Liberi nel senso del tempo libero delle domeniche in cui ti riposi. (Dargen D’Amico)

Verona, con il NANO, che oggi dichiara il suo addio con un’ultima serata in programma, ha provato a non essere solo GESTIONE del tempo ma IMMERSIONE nello scorrere del superfluo, di tutto-ciò-che-non-ha-a-che-fare-con-la-pura-sopravvivenza.” (Andrea Nale che cita Dargen)

E’ molto simile a quello che sta succedendo poco più in basso nello stivale con il DALVERME. (se non sapete date un occhio qui -> http://www.dalverme.it/ #riapriamoildalverme)

Che cosa potrebbe migliorare per quel che riguarda la musica dal vivo in Italia? 

Viene da rispondere l’Italia. 

Ma cercando di scendere un pò più a fondo nel discorso, sono le difficoltà che un locale o un’associazione incontra quando deve arrivare ai permessi per far suonare qualcuno. E’ la poca cultura e la poca conoscenza a livello musicale, che sfocia in sagre di paese colme delle stesse cover band dei Queen fatte di pantaloni di pelle bianchi molto stretti nel poco carisma di chi canta. Che sfocia nel macello televisivo dei talent show, che si ricollega alla poca cultura musicale passando prima nelle playlist di alcune radio che non riescono ad andare oltre a Back in Black degli ACDC (che per carità abbiamo ascoltato tutti però c’è anche altro no?).

Fortuna che c’è sempre chi ci crede ancora e si da da fare per far capire che la musica per entrare davvero dentro le persone ha bisogno di metterle in contatto tra di loro. Che non ha niente a che vedere con il contatto che si può avere dal divano. 

Diritti d’autore: come mai avete scelto di usufruire dei servizi di Soundreef? Come vi state trovando?

PERCHE’ L’HA FATTO ANCHE FEDEZ E FORSE LO FARA’ ANCHE LA CARRA’!

Abbiamo riconosciuto un affinità tra noi e voi (senza troppa morale per evitare di sembrare una pubblicità sul sogno di avere un auto gigantesca) nel modo di vedere di chi non si accontenta di quello che quotidianamente gli viene propinato, ma ha la lucidità e la voglia di capire e mettersi in gioco. Perchè giocare fa bene e fin che giochi ti curi l’ansia. 

Serve dire che ci stiamo trovando sempre meglio? 

E’ comodo gestire le proprie royalties direttamente su internet, e controllare sempre da li l’andamento degli ascolti in radio, ma la caratteristica davvero vostra è la disponibilità, e la voglia di far capire fin da subito che alla base di tutto c’è l’idea di collaborare con i musicisti. Mettere il rapporto su un piano umano più che di marketing spiccio.

E’ quello di cui c’era bisogno ed è stimolante sapere di fare parte di un modo di lavorare con la musica intelligente e fresco. 

La vostra “Far Continents” è stata scelta da Noireve per il remix che porterà al Sònar con Soundreef? Che effetto fa affidare un vostro brano ad un artista che ci mette del suo, facendone qualcosa di nuovo?

Siamo contenti che vi sia giunta la voce. E siamo ancora più contenti che un altra artista come Noireve ci supporti. Ci spiace solo per Fedez. Sappiamo che aveva già pronto il suo remix di Far Continents ma con la SIAE alle calcagna è incastrato fino al gennaio del 2017. 

Entusiasmo. E anzi, la proposta di Noireve per il remix ci ha fatto aprire gli occhi sulla possibilità di iniziare un nuovo processo di condivisione. Al punto che stiamo cercando di organizzarci per rendere disponibile il nostro materiale, e vedere come le varie sensibilità delle persone possano interagire con le idee di altri. 

Come dicevamo prima, crescere insieme verso un’unica direzione. 

Siamo davvero curiosi di vedere cosa si combinerà. 

Di recente siete stati in Tour in Spagna. Che impressione avete avuto del pubblico e della scena spagnola? Come credete che attecchirà il servizio Soundreef Live che verrà lanciato in Spagna a giugno?

Abbiamo visto Madrid – Saragozza – Barcellona e anche Baeza (che per chi non lo sà è un piccolo paese in Andalusia pieno di bambini, dove ti trattano benissimo, la birra praticamente non costa e si coltivano tante olive che sembra la VAL DI NON con le mele piccolissime). 

Super. Le persone che abbiamo incontrato erano prese bene e disponibili. Per davvero. Ci si metteva pochi minuti per entrare in confidenza. C’è poco da dire, se c’è il sole il caldo e pure il mare, e magari poca nebbia (che pure lei è bella, ma con moderazione) si sta bene. E lo si vede subito nello sguardo delle persone. 

Qualcuno più erudito di noi (Spitty C.) diceva: “ditemi cosa vedete quando li guardate neli occhi”.

In questo senso credo che Soundreef live non avrà problemi ad ingranare. Anzi, per noi sarebbe ancora più bello tornare l’anno prossimo facendo girare la vostra voce. 

L’unica cosa è che sà da trovà un Fedez spagnolo. 

E poi via col REGGAETON