Maurizio Fabrizio: “Almeno tu nell’universo”, l’arte dello scrivere canzoni

Maurizio Fabrizio con le sue 35 partecipazioni e 3 vittorie al Festival di Sanremo è uno degli autori più presenti e prolifici . Ha lavorato con molti dei più grandi artisti italiani: da Mia Martini a Ramazzotti, da Renato Zero a Toquinho, da Riccardo Fogli a Giorgia. Dal 2017 è passato a Soundreef. Abbiamo avuto modo di intervistarlo.

Salve Maurizio, è un grande piacere averti qui! Tu hai partecipato al Festival di Sanremo con ben 35 canzoni… Sei tra gli artisti in assoluto più presenti al Festival. Immaginiamo che questa manifestazione in qualche modo tocchi per te diverse corde, anche emotive… visti i trascorsi.
Ieri sera è iniziata la nuova edizione del Festival. Ti fa ancora effetto?

Ciao! Si, assolutamente. Mi fa ancora effetto! Anche perché al Festival ho partecipato non solo come autore: credo di aver fatto di tutto.
La prima volta nel 1970 ho partecipato come corista dell’orchestra. Poi l’anno dopo ero presente come cantante in concorso in coppia con mio fratello.
Poi molte volte ho diretto l’orchestra per artisti che cantavano le mie canzoni… e anche non. Ho prodotto tanti artisti che hanno partecipato al Festival di Sanremo. Ho fatto tantissimo. E ho anche scritto queste 34 o 35 canzoni, di cui di alcune ho un ricordo bellissimo: per esempio, ‘Almeno tu nell’universo’ cantata da Mia Martini o ‘Acquarello’ di Toquino che non partecipava in concorso ma che andò quell’anno a Sanremo come ospite e da lì partì questo successo incredibile della canzone in tutto il mondo. Sono ricordi bellissimi.

A proposito di “Almeno tu nell’universo”, ho letto che il brano è stato scritto diversi anni prima rispetto a quando poi è stata interpretata e pubblicata da Mia Martini. Come mai? Cosa è successo?

Si… devo dire che questa è una particolarità un po’ di tutte le mie canzoni. Mi è successo tante volte soprattutto con i brani che poi hanno avuto più successo. Per esempio, con “Almeno tu nell’universo” mi ricordo che ci sono stati molti tentativi da parte di altri cantanti. Come spesso succede, o forse succedeva, una canzone veniva provinata da vari cantanti ma “Almeno tu nell’universo” è rimasta 15 anni in cerca di interprete. Nessuno la voleva fare per vari motivi. E poi alla fine è tornata all’artista per cui era stata scritta per cui era nata. Ha compiuto un cerchio. Un giro.
Anche Mia Martini per una serie di motivi 15 anni prima non l’aveva voluta fare. Poi per una serie di circostanze favorevoli alla fine l’ha cantata lei.

Tu perché l’avevi pensata per lei? Cosa ti aveva fatto pensare che quella canzone fosse adatta a Mia Martini?

Mah… intanto per il suo modo di interpretare che era unico. Io e anche Bruno Lauzi, che aveva scritto questo testo meraviglioso, pensavamo che fosse l’interprete ideale e poi anche perché all’epoca noi lavoravamo spesso insieme. Sai… allora si lavorava in modo molto diverso. Ci si ritrovava tutti i giorni negli uffici delle edizioni musicali che frequentavamo. E ci si trovava tutti. Anche Mia. Era un divertimento, un gioco stare lì e provare le cose. E quindi era naturale che pensassimo comunque a lei per prima. Era nata sicuramente pensando a lei.

Invece nel caso di Toquinho che prima citavi cosa ha portato a questa collaborazione? Come è nata “Acquarello”? Avevi già conosciuto Toquinho? Si è trattato di un contatto legato alla casa editrice?

No, non lo avevo conosciuto prima. Ovviamente Toquinho era in Brasile e io non ci eravamo mai incontrati di persona. Lo conoscevo solo di fama. La collaborazione era nata da un’idea di una casa discografica di allora.
E la storia di “Acquarello” è singolare perché è la prima canzone che abbiamo scritto insieme dopo due ore che ci eravamo conosciuti.

Dove eravate?

Eravamo a San Paolo in Brasile. La decisione della casa discografica fu quella di far incidere a Toquinho un disco “molto italiano” con un autore italiano che lo affiancasse e avevano pensato a me. Perché Toquinho allora era conosciuto in Italia però, insomma, solo da un’élite, a un pubblico che amava molto la musica brasiliana. Siccome lui era un ragazzo che, intanto parlava l’italiano benissimo e piaceva molto come persona, tentarono questa operazione e mandarono me a lavorare con lui.

E io andai appunto in Brasile e lui mi venne a prendere all’aeroporto di San Paolo e dopo due ore eravamo già a casa sua a lavorare. Io avevo portato delle idee dall’Italia che lui volle sentire e poi focalizzò la sua attenzione su una parte di quella che poi è diventata “Acquarello”… il ritornello del brano.
Mi disse “Guarda… ho un pezzo anche io da un po’ di tempo che non riesco a finire. Proviamo a unirlo a questa idea?”
E così nacque ‘Acquarello’.

Non ci fu neanche tanto lavoro da fare. Unimmo le due parti che si sposavano perfettamente e ‘Acquarello’ nacque così e rimase così.
Poi in Italia Guido Morra scrisse questo meraviglioso testo. Devo dire bellissimo.
Con Toquinho è stata la prima cosa che abbiamo fatto insieme. Ripeto, senza quasi neanche conoscerci.

 

Negli ’70 dicevi prima hai avuto prima un’esperienza in duo con tuo fratello. Poi hai iniziato a lavorare come arrangiatore, compositore e autore? Come è stato questo passaggio da artista ad autore? Come è avvenuto?

Con il duo Maurizio e Fabrizio, insieme a mio fratello Popi, avevamo cantato anche al Festival di Venezia (allora esisteva anche la Gondola d’Oro). Poi facemmo Sanremo che andò molto male, devo dire. E ci separammo artisticamente. Ma io cominciai quasi subito a lavorare come arrangiatore perché la cosa mi piaceva e poi avevo conosciuto da poco Angelo Branduardi e con lui feci un lavoro importante e grande di arrangiamento dei suoi primi dischi. Limitandomi al solo lavoro di arrangiamento.  Per un po’ abbandonai l’idea di comporre. Facevo solo l’arrangiatore. Fino a quando nel 1979 cominciai a lavorare, sempre come arrangiatore con Giancarlo Lucariello, che allora era il produttore di Riccardo Fogli, di Gianni Togni… E lavorai come arrrangiatore fino a quando lui scoprì una sera per caso che scrivevo anche: che ero autore. Gli feci sentire un’idea un po’ per giocare e lui si innamorò talmente tanto di questa idea che… intanto la fece incidere subito a Riccardo Fogli e divenne uno dei suoi primi successi post Pooh.

Che brano era?

Si chiamava ‘Che ne sai?’ che precedette ‘Malinconia’ e poi ‘Storie di tutti i giorni’ con la quale vinsi Sanremo nel 1982.

Negli anni 80 poi da lì a poco ti è successo 3 volte di vincere il Festival di Sanremo con Storie di tutti i giorni ma anche con “Sarà quel che sarà” nell’83 e poi nella sezione giovani con Lena Biolcati…

Si, tra l’85 e l’86. E poi dai lì in poi ho iniziato a scrivere e basta. Non ho più fatto l’arrangiatore. Ho deciso che la mia strada era quella di compositore puro, che era anche quella che mi divertiva di più. Ho cominciato anche a produrre altri artisti come Rossana Casale e vari altri.

Hai lavorato con tanti nomi importanti che hanno fatto la storia della musica italiana. C’è qualcuno con cui non ti è ancora capitato e con cui ti piacerebbe lavorare?

Di italiani non ho mai avuto il piacere e l’onore di lavorare con la Mannoia che mi piace tantissimo e, per altri versi, con Laura Pausini. Non abbiamo mai collaborato. Sarebbe interessante! E’ pur vero che adesso mi interessa molto questo mondo estero. Io adesso vivo in Inghilterra. Mi sono trasferito a Londra. Vivo qui. Lavoro qui. E mi piacerebbe affrontare questa nuova sfida… mi sto affacciando al mondo anglo-americano. Vediamo cosa succede.

Come mai hai scelto Londra come tuo quartier generale?

Ho approfittato del fatto che volevamo, io e mia moglie, far studiare nostro figlio che ha 13 anni  e mezzo in una scuola di Performing Art qui a Londra che ci piaceva molto e che a lui piaceva molto. E quindi potendolo fare perché abbiamo un lavoro che ce lo permette ci siamo trasferiti tutti. Per cambiare un po’ aria. Per vedere. Per conoscere. E’ sempre interessante e sempre bello mettersi in gioco. Adesso sono qui, lavoro qui e mi guardo un po’ intorno. Anche se in realtà mi sto dedicando molto ad un progetto particolare di opera lirica. Sto scrivendo quest’Opera Lirica che andrà in scena l’anno prossimo a Cagliari e che nasce dalle ceneri di un mio vecchio Musical che avevo scritto con Guido Morra e che fu interpretato all’epoca da Massimo Ranieri.

Bellissimo! Siamo molto molto curiosi.

Si, mi entusiasma molto. E nel frattempo scrivo sempre canzoni, naturalmente.

Ad esempio hai scritto molte canzoni per l’ultimo disco di Renato Zero… mi viene in mente.

Si, con Renato Zero ultimamente abbiamo lavorato molto. Il suo ultimo disco contiene 9 canzoni a cui ho lavorato. Noi avevamo fatto un grande lavoro due estati fa da lui, scrivendo insieme tantissime canzoni che sono state tutte utilizzate negli ultimi due album. E’ stato un bel lavoro. Poi con Renato è sempre divertente lavorare. E’ bello. Un lavoro importante. Mi piace molto.

Tornando al Festival di Sanremo. Stai seguendo anche da Londra gli artisti in gara? Che ne pensi di questa edizione? Chi ti aspetti ti possa sorprendere?

Sinceramente devo dire che da qui non ho seguito molto fino a ieri. Sapevo solo i nomi dei partecipanti. Ci sono diversi amici. Faccio il tifo per loro: insomma Riccardo, Roby Facchinetti, Red Canzian, Ron. Ora lo sto seguendo con piacere anche perché quest’anno è gestito da un artista che io amo e stimo molto con cui tra l’altro esordii nel 1969 come Baglioni a cui faccio un grande in bocca al lupo. Lo seguirò con molta attenzione.

Come mai hai scelto Soundreef?

E’ stata una scelta legata a questa voglia di cambiare. Perché? Ho conosciuto le persone. Sono sempre le persone che muovono tutto.
Mi è piaciuto l’entusiasmo, la voglia di affrontare nuove sfide in modo nuovo. Mi è piaciuto l’approccio e ho detto “perché no?”. Tentiamo.

Grazie mille, Maurizio.
E in bocca al lupo!