Indian Wells, il “lato umano” dell’elettronica

È stato accostato a suoni poco nostrani come quelli di Actress, The Field, Shlohmo e Four Tet. E’ un producer italiano e si fa chiamare Indian Wells e dopo aver remixato l’austrialiano Kyson per Moodgadget, Heathered Pearls su Ghostly International e ri-creato Holocene per Bon Iver, nel 2012 ha sfornato il suo album d’esordio “Night Drops” e nel 2015 la sua seconda fatica “Pause”. Noi abbiamo fatto due chiacchiere con lui per farci raccontare del suo progetto. Anche Indian Wells suona dal vivo con licenza Soundreef Live!

Come nasce il progetto Indian Wells?

Indian Wells è nato in un caldo pomeriggio di Giugno 2011, dopo aver intrapreso e concluso un altro progetto elettronico. E’ nato per caso si può dire, spinto dalla voglia di divertirmi e sperimentare cose diverse dal mio solito. 

Stai portando in giro un live in cui sonorizzi storici incontri di Tennis. Come è nata l’idea? Come lasci che interagiscano musica ed immagini?

In realtà a propormi questa data con questo format è stato Alessandro Ricci di Sporco Impossibile. Voleva fare una giornata a tema tennistico in un locale di Roma, il Monk Club, e mi ha proposto di sonorizzare la finale di Wimbledon 80 tra Borg e McEnroe. Ovviamente per me è stato come giocare in casa, dopotutto Indian Wells è nato anche grazie al tennis si può dire, ed è stato molto divertente provare a dare un ulteriore interpretazione musicale su una cosa simile. In questo caso mi sono lasciato andare molto all’istinto e devo dire che il risultato non mi è dispiaciuto. Di sicuro ha dato un input magari per farne altre di questo tipo, mi piacerebbe molto  e credo proprio che più avanti ne proporremo altre.

Parliamo di composizioni. Come nasce un tuo brano? C’è un iter che segui più di un altro? A cosa dai la priorità di solito? Inizi da una melodia, da un suono, da un’armonia, da un ritmo o qualcosa del genere?

La logica dietro un pezzo nel mio caso non è mai la stessa. Mi riesce difficile seguire un metodo. Credo anche che l’istinto o il “momento” possa dare un grande contributo in fase creativa. Per cui ogni volta è diverso, a volte posso partire da una melodia o da un singolo suono, altre da un campione di voce, altre ancora da una ritmica. 

Quali sono gli elementi della tua musica che vorresti che arrivassero alle persone che ti ascoltano?

Calore innanzitutto. L’elettronica è percepita spesso come un genere “freddo”, preciso, distante, controllato da macchine. Nel mio caso cerco ogni volta di far risaltare il lato umano dei pezzi che compongo, mi piace che si senta il “difetto”, la non perfezione. 

Cosa ascolta Indian Wells nel tempo libero?

Nell’ultimo anno non ho ascoltato tantissima musica, cerco di non farmi influenzare troppo dalle cose che ascolto. Però potrei consigliare qualche artista/band che mi hanno colpito in particolare di recente: Kiasmos, Jamie XX, Mikael Seifu, Donato Dozzy.

Scena elettronica in Italia. Come sta cambiando? Ci sono nuovi scenari che si stanno aprendo? Quali sono i Festival che stanno facendo un lavoro più interessante in questo senso?

Credo che qualcosa stia cambiando in meglio. Noto di certo più interesse intorno alla “faccenda elettronica”, più festival, gente presa bene, una nicchia che man mano aumenta. Certo, dire se sia reale interesse o moda del momento è difficile. Tra i festival un ottimo lavoro sicuramente lo sta facendo Spring Attitude, al quale ho avuto il piacere di partecipare proprio quest’anno. Proposte internazionali di livello e anche una certa attenzione per la scena locale, ma ti direi anche il Siren Festival di Vasto, il Radar Festival, il Club To Club, giusto per citare i primi che mi vengono in mente, ma il numero di Festival interessanti inizia ad essere davvero ampio. 

Ultimamente si parla tanto di diritti d’autore. Si può dire senz’altro un tema caldo. Cosa pensi della gestione del diritto d’autore in Italia? Come mai secondo te tanti musicisti hanno manifestato insoddisfazione? Cosa pensi dell’ingresso di Soundreef e dell’entusiasmo che ha generato tra i musicisti?

L’insoddisfazione c’è perchè il diritto d’autore in Italia funziona male e poco. Soffre della burocrazia tutta italica fatta di moduli e bolli e carte e tutela solo i “grandi”. Sicuramente Soundreef rappresenta una valida alternativa, più semplice, immediata, de-burocratizzata. 

*Foto di Alessia Naccarato