Il Proposito: “In Italia tante cose interessanti. Apriamo le orecchie!”

Il Proposito è un progetto nato in Emilia alla fine del 2013. Il loro nuovo album è uscito lo scorso 8 marzo con Bad Karate Dischi e Ghost Factory Records & Arts.
Abbiamo avuto il piacere di incontrarli e di farci raccontare di questo loro nuovo lavoro.

Come nasce Il Proposito? Quale è stato il percorso che vi ha portato fino al terzo album?

Il Proposito nasce dallo scioglimento della band Punk-rock emiliana ABOUT EMILY.
Durante l’ultimo anno con loro già lavoravo a canzoni per un mio presunto progetto da solista, poi ci fu lo scioglimento della band e quindi quasi in automatico nacque il nuovo progetto “Il Proposito”.
Inizialmente eravamo solo io e mio fratello, di fatti il primo album “come se non fosse mai successo” fu scritto e arrangiato in due, per la registrazione andammo all’Igloo Audio Factory di Correggio, alla batteria per quell’occasione venne a registrare Simone Peron (ISTRICE), furono 2 belle settimane, tutto ciò accadeva tra il 2013 e il 2014.
Successivamente, più o meno dopo 7 o 8 mesi trovammo la formazione ufficiale che è ad oggi “Il Proposito”.
Dopo qualche live nell’estate del 2014 decidemmo di rientrare in studio a registrare altro materiale, quindi nell’aprile del 2015 uscì  “Kamikaze” per Bad Karate dischi,  questo disco ci portò nei mesi successivi (maggio 2015-agosto 2016)  a suonare un po’ in giro per l’italia, riuscendo a farci conoscere da un piccolo pubblico sempre più ampio.
A fine Dicembre 2016 Il Proposito rientra in studio registra una ventina di tracce nuove, ne elimina quasi seduta stante 9 e le restanti 11 diventeranno il nuovo disco “Iphutha” uscito per Bad Karate dischi / Ghost Factory Records & Arts l’8 marzo scorso.

Che tipo di album è “Iphutha”?

Iphutha è  un riflesso incondizionato suonato, è un fiore storto uscito dal seme dell’istinto.
Abbiamo fatto tutto ciò che ci sentivamo di fare, pronti e via, se non era buono alla prima idea magari lo era alla seconda.

Come nascono le vostre canzoni?

Io personalmente scrivo tante canzoni, non so nemmeno se la maggior parte si possano reputare tali, diciamo che scrivo tante “cose” come se gettassi vernice su una tela per vedere cosa succede, ad esempio a volte suono per caso qualcosa e diventa una canzone, altre volte suono un riff per 8 ore ma niente da fare, più lo suono e più fa schifo, credo faccia tutto parte del disegno.

Cosa pensate della attuale scena italiana?

L’Italia è un territorio pieno zeppo di creatività, lo era centinaia di anni fa e lo è tutt’ora.
Forse è il “sistema” per dare modo di sviluppare questa creatività che è sbagliato.
Poi, a mio parere ci si è anche disabituati ad un ascolto concentrato, i più per lo meno.
Con l’arrivo della distribuzione digitale e i vari Spotify le cose sono decisamente cambiate.
Una volta ti masterizzavi un cd o addirittura ti copiavi una cassetta e poi una volta che entrava nello stereo ci rimaneva una settimana ( a meno che facesse super cagare) e allora davi il modo a quell’album di potersi far piacere, ora si ascolta un singolo al volo di 50.000 band diverse nel giro di un quarto di km e dopo 10 minuti è tutto svanito, di solito il rischio è questo per le band emergenti che sfornano dischi anche di altissima qualità, si rischia di avere molte meno possibilità di una volta.
Saltando il gradino della musica emergente e arrivando ad artisti confermati di oggi come Brunori SAS o Calcutta O FASK  dico che la scena per fortuna è più viva che mai, immagina un tunnel lunghissimo e foderato di ostacoli, in fondo esiste ancora un bosco magico ma la scena emergente è il tunnel.

Quali sono secondo voi i fenomeni più interessanti di oggi?

Sicuramente per quanto riguarda la musica che ancora sa graffiare i FASK stanno facendo dei dischi ottimi, poi anche sulle cose più calme ci sono artisti validissimi, Calcutta oramai mi ha rotto le palle, ma nel disco ci sono pezzi molto belli, il sopra citato Brunori SAS ad esempio. Anche gli Zen Circus con “La Terza Guerra Mondiale” hanno fatto un gran bel lavoro, davvero.

In italia c’è tanto, dovremmo disamericanizzarci e aprire più le orecchie.

Perchè avete scelto Soundreef?

Perché confrontandoci col nostro editore siamo arrivati alla conclusione che era molto meglio appoggiarci a Soundreef che alla dirimpettaia S.I.A.E.