“Grace”, l’atteso ritorno dei Sonic Jesus

Dopo l’ottimo riscontro avuto in tutta Europa del loro primo disco “Neither Virtue, Nor Anger’, possiamo tranquillamente affermare che i Sonic Jesus siano uno di quei casi virtuosi di ottima musica made in Italy con un appeal tutt’altro che italiano. Escono ora con un nuovo album “Grace”. Abbiamo avuto il piacere di di incontrare e scambiare qualche parola con Tiziano Veronese, polistrumentista e deus-ex-machina dalla band.

Ciao Tiziano, “Grace” è il nuovo album di Sonic Jesus. Qual’è il tema centrale del disco? Cosa è accaduto negli ultimi due anni e come avete scritto questo nuovo capitolo?

Il tema centrale è la ‘grazia’, come anticipa già il titolo: questi ultimi anni sono stati ricchi di metamorfosi, scoperte, anche difficoltà, tutte però tese a ritrovare uno stato di grazia interiore e creativo nel quale essere finalmente liberi. Dopo il successo del primo disco, che ci ha portati a girare in tutta Europa, avevo bisogno di sperimentare nuove direzioni e così è nato ‘Grace’. Il disco è stato scritto in primavera ed estate, un periodo di luce e risveglio che ne ha sicuramente influenzato le sonorità più aperte ed ingentilite rispetto agli esordi; è un lavoro anche più raffinato negli arrangiamenti e nelle melodie, in termini di cura e attenzione dedicate ad ogni sua parte, dalle ritmiche ai testi per questa volta affidati a Marco Barzetti (Weird).

Parliamo di ‘songwriting’. Come nascono i brani dei Sonic Jesus?

Diciamo che ogni brano è a sé, posso dirti che rispetto al disco precedente, le nuove canzoni sono meno incentrate sulle chitarre. I brani sono emersi per lo più dalle ritmiche (linee di basso e patterns di batteria) e dai synth, soprattutto sperimentando con gli arpeggiatori. Solitamente una volta improntata la base (anche esigua), arriva la melodia vocale, in ‘Grace’ decisamente più presente ed in primo piano che negli altri lavori. Quando il pezzo è terminato, allora c’è il lavoro sui testi, che di solito partono da un’immagine o un suono. Con Marco (Weird) abbiamo lavorato in questo senso, cesellando ogni parola per accordarla alla melodia originale senza snaturarla troppo.

Tour e Live: quanto cambiano dal vivo i vostri brani dal vivo?

Non c’è assolutamente differenza, amo suonare il disco esattamente per come è stato pensato e registrato. Per la nuova line-up che ci accompagna dal vivo, ho scelto musicisti che sapessero ricreare al 100% l’atmosfera in studio: l’adrenalina che si sviluppa suonando su un palco davanti al pubblico è un valore aggiunto, ma la sinergia e la precisione deve essere la base per garantire un risultato soddisfacente per tutti.

Il vostro Tour tocca subito Grecia, Macedonia, Serbia e Slovenia. Avete già avuto diverse esperienze di concerti e tour all’estero. Cosa cambia? C’è un pubblico o un’attenzione diversa rispetto all’Italia? Se si, perchè secondo voi?

Cambia l’atteggiamento di base, è vero che si suona per divertimento, ma suonare è percepito come un vero mestiere. Vieni trattato con più professionalità da parte di tutti i vari comparti: booking, organizzazioni, stampa, pubblico. Quest’ultimo poi è estremamente attento ed attivo, quello italiano è più timido, di solito interagisce meno. Penso che la differenza sia dettata principalmente dalla propria cultura e dalle abitudini.

Come vi appare l’Italia oggi a livello di scena musicale? Cosa c’è e cosa servirebbe?

Secondo me in Italia le cose si stanno smuovendo, forse si viaggia un po’ a rilento, ma ci sono tante nuove proposte interessanti, c’è la voglia di varcare i confini, c’è molta curiosità e il desiderio di farsi conoscere. Ovviamente c’è anche tanta dispersione, un continuo fiorire e morire di spazi usa-e-getta ed il pubblico è ancora troppo scarso, almeno per chi fa generi dal sound internazionale, cantati in inglese e qui considerati ancora ‘di nicchia’. Servirebbe investire nella cultura, informare le persone che ci sono tanti generi diversi e tante possibilità, che si può anche ‘evadere’ dalla solita strada battuta da tutti. Un pubblico più interessato ed informato è essenziale se vogliamo che la musica generi lavori e professionalità come è all’estero.

Perchè avete scelto Soundreef?

Mi sono avvicinato a Soundreef due anni fa, l’ho scoperta tramite il web.
Ho chiesto molte informazioni perché ero estremamente scettico – come credo lo fossero tutti gli italiani che iniziavano a sentir parlare di un’alternativa al monopolio SIAE – ma mi è bastato davvero poco per convincermi ed iscrivermi.
Più conoscevo il vostro approccio, più diventavo fiducioso: avere un profilo web, anziché cartaceo, dove inserire la scaletta dei brani da suonare live, poter consultare le tariffe in modo visibile e semplice ad ogni fine concerto, senza contare i guadagni effettivi delle royalties… per me era pura fantascienza!

Oggi sono molto contento di farne parte, noto che sempre più persone si uniscono a Soundreef ed ho iniziato a vedere anche tanta partecipazione da parte dei grandi nomi della musica italiana. Devo dire che sono fiero del lavoro innovativo che voi ragazzi portate avanti, avete creato una nuova realtà in Italia, di cui sentivamo veramente il bisogno.

Grazie mille Tiziano ed in bocca al lupo!