Dead Shrimp: “How Big Is Your Soul?”

Il loro secondo album è appena uscito e già la critica li indica come ‘the Next Big Thing’ del Blues Italiano. Si chiamano semplicemente Dead Shrimp.

“How Big is
Your Soul?”… Iniziamo subito con la domanda delle domande che dà il titolo al
vostro secondo lavoro appena uscito. Ci potete raccontare a che punto della
vostra storia arriva e quale è stata la genesi.

How Big is Your Soul?

Arriva a due anni
di distanza dal nostro omonimo disco d’esordio. Due anni molto densi, di
incontri, di concerti, di esperienze musicali per la band e per noi come
singoli individui. Il disco è il frutto di queste esperienze, ed è nato poco a
poco in questi due anni, senza che ci fossimo dati una scadenza. A parte un periodo finale in cui
abbiamo intensificato la scrittura, molti brani sono nati in momenti diversi,
alcuni anche accantonati inizialmente, per poi essere ripresi ed acquisire una
forma diversa da quella originaria. Ne è uscito un disco con molti più colori e
sfumature del primo, e di cui siamo davvero contenti.

Tante ottime
recensioni. L’album è stato molto apprezzato. Cosa ci dobbiamo aspettare invece
dal vivo? 

Il disco sta avendo un’ottima
accoglienza, e la cosa ci fa piacere. Rispetto al precedente il lavoro in
studio è stato molto più accurato, ma  rimane il fatto che la nostra dimensione
ideale è quella del live. Senz’altro porteremo sul palco la nostra energia e
immediatezza di sempre senza tradire le atmosfere dell’album, quindi se il
disco vi è piaciuto, venite pure fiduciosi ai nostri concerti.

Parliamo
delle vostre canzoni. Come nascono i vostri brani? C’è un iter che avete
seguito più di un altro? A cosa date la priorità? Iniziate da una melodia
vocale, da un riff, da un beat, da un concetto?

Il processo creativo generalmente
comincia con una mia idea nata sulla chitarra: un riff, un’ idea melodica, un
giro … accompagnati più che da un concetto, da una qualche suggestione, un ‘mood’..  Da lì cominciamo a lavorare tutti insieme ed
in maniera molto fluida: con la batteria di Gianluca l’idea inizia a prendere
vita, mentre Sergio esplora le varie
linee melodiche vocali. Trovata quella giusta, successivamente lavora alla
stesura del testo. Anche l’arrangiamento e tutte quelle rifiniture che portano
alla versione finale del brano sono il frutto del confronto e dell’apporto di
ognuno di noi.

Quali sono gli elementi della vostra
musica che vorreste che arrivassero alle persone che vi ascoltano?

Domandona…
Mi auguro che ci si riconosca una nostra identità, un nostro sound, fatto
sicuramente di molta pancia anziché testa. Recentemente un musicista che stimo
mi ha detto “…voi avete capito che l’essenza del blues non è nell’abilità
tecnica, ma nella sensualità..nella pulsazione..”. Questa cosa m’è piaciuta
molto. Insieme alla musica anche i testi sono una parte fondamentale dei Dead
Shrimp: in questo Sergio sa essere semplice e diretto, ma allo stesso tempo
ispirato e profondo, soprattutto senza ricorrere mai ai clichè facili del blues.

Cosa ascoltate in furgone?
Che dischi ci consigliate di ascoltare?

Ascoltiamo
cose molto varie, così come sono molto diversi i gusti di ognuno di noi, al di
là del blues… Io personalmente faccio in modo che in viaggio non manchi mai un
certo disco degli ZZ Top..Gianluca è raro che rinunci ai Depeche Mode o Sergio
a David Bowie, tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente.

Il Blues oggi. Esiste una scena? Se
si, vi sembra interessante? Quali sono gli elementi della scena che vi
interessano di più e che seguite con maggior interesse?

Quando si parla di scena faccio sempre
fatica a capire cosa si intenda..Il blues è una musica molto varia, suonata da
tantissimi musicisti e band a tutti i livelli, da più di cent’anni e con approcci
e connotazioni molto diverse. Ce n’è per tutti gusti..trovo che ci siano oggi
proposte bellissime, vitali, interessanti,  come ce ne sono di brutte e inutili, a
dispetto a volte anche di una certa risonanza. In linea generale siamo
interessati a chi attinge al blues, ma con una propria identità, con un’idea musicale che si appoggi anche
chiaramente alla tradizione, ma sappia inserirla in un contesto più ampio e personale. Luther Dickinson, che
abbiamo di recente conosciuto, condividendo anche il palco, mi pare un buon
esempio in tal senso, ma davvero si potrebbero fare molti nomi, faticando però
ad unirli sotto un comune denominatore.

Dal vivo state girando in Tour con
licenza Soundreef. Come sta andando? Come vi state trovando? Quali sono gli
elementi che vi hanno sorpreso di più?

Per ora sta andando benissimo. “assenza
di burocrazia, trasparenza, velocità nella liquidazione dei proventi del
diritto di autore” sono i proclami di Soundreef? Bene, nella nostra esperienza
semplicemente è tutto vero, corrisponde a realtà.  Nei non moltissimi, a dire il vero, concerti
fatti ad oggi con licenza Soundreef abbiamo trovato ottima disponibilità anche
da parte dei promoter o dei gestori coinvolti. Quel che mi ha sorpreso di più è
stata in più di un occasione un’assistenza fulminea e personalizzata in caso di
dubbi o problemi.

Foto di Martina Monopoli