D. Chiappa, DOC Servizi: “Sogno un sistema dove locali e artisti collaborano per generare valore e lavoro”

Salve Demetrio, DOC Servizi una delle cooperative più importanti nell’ambito dello spettacolo. Vieni a contatto quotidianamente con le problematiche dei lavoratori dello spettacolo. In che momento storico siamo da questo punto di vista? Cosa è cambiato rispetto al passato? 

Il momento è particolarmente delicato; non vorrei dire cose scontate e ovvie perché il cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Possiamo però dire che il mondo dello spettacolo, ma anche della cultura e dell’arte in generale è soggetto a continui cambiamenti perché rispecchia e amplifica quanto succede nella società; nonostante l’aumento della produzione e qualità delle opere,  chi lavora in questo settore non riesce ad entrare in un sistema che produca valore, questo perché è sempre più difficile tirarsi fuori dal “rumore di fondo” che la quantità immensa di produzioni genera.  Con la conseguenza che con tanti prodotti si abbassa il valore.

25 anni fa quanto è nata DOC, che è una cooperativa di artisti al servizio degli artisti stessi, chi voleva vivere di musica, se capace, aveva più opportunità: dal pianobar alla musica popolare (liscio, ecc.) c’era un sistema più equilibrato di riconoscimento del valore, un mercato con i suoi prezzi più o meno equi nei vari territori. Oggi sono mutati i sistemi di spettacolo: meno musica e più intrattenimento, quindi per assurdo paga di più fare dj o karaoke che musicista: un cantante lirico professionista che calca i teatri in coro prende a malapena 50 euro netti, spesso un terzo di chi fa a livello amatoriale il karaoke.  

Sono cambiate anche le normative che hanno portato anche discriminazioni del settore: i dopolavoristi hanno vantaggi previdenziali rispetto ai musicisti puri, e quindi costando meno portano via mercato a chi vuole fare di quest’arte una professione.

Ultimo aspetto, ma non secondario, molti locali prendono musicisti solo se portano pubblico amico, senza compensi o per un free drink e poco più… Tutto porta a togliere valore al mercato: bisognerebbe generare un sistema di valori dove locali e artisti si sorreggono a vicenda per generare valore e lavoro, non per svalutare senza prendere in considerazione il talento artistico ed il valore culturale dei vari progetti artistici.

Doc Servizi: dagli inizi ad oggi cosa è cambiato e come si stanno evolvendo i servizi che offrite? 

Fin dal 1990, l’anno della sua nascita, quando ho sentito il manager di un’importante artista internazionale litigare con l’etichetta discografica su chi dovesse pagare una stanza di albergo, ho capito che nella filiera del settore bisogna tenere in manto le redini di tutti i servizi: discografia, eventi, edizioni, merchandising, booking… Se sono gestiti da diversi soggetti, ognuno raccoglie quanto è seminato da un altro… e non può funzionare.  Allora ho pensato di utilizzare le competenze e le professionalità dei nostri soci (ne sono passati oltre 15000, attualmente sono oltre 4000)  per creare una rete di servizi e benefici a vantaggio di tutto il gruppo.  Gli artisti che aiutano gli artisti in un’unica struttura costruita su misura dei loro bisogni.

Di conseguenza Doc si è attrezzata e ha costituito una propria società di servizi, Freecom, volta a fornire agli artisti di DOC, ma non solo, tutti i servizi di cui l’artista ha bisogno: dalla stampa del cd alla distribuzione, ufficio stampa e comunicazione, gestione e amministrazione delle edizioni con formule scritte su misura per gli artisti, lavorando da partner con gli stessi condividendo gli interessi e scopi comuni: che il loro lavoro diventi valore. E’ il vantaggio di essere una cooperativa di artisti, e non una controparte che usa gli artisti per lucrare alle loro spalle. Per fare un esempio i contratti di amministrazione editoriale hanno una formula che riconosce 16/24 all’artista anziché i classici 12/24 e soprattutto si può rescindere in qualsiasi momento, dando in modo allo stesso artista di tornare in possesso anche editorialmente dei propri brani.  

Inoltre la rete di soci e filiali su tutto il territorio nazionale ci consente di organizzare spazi, locali e teatri dove metter in movimento, anche in collaborazione con le agenzie di booking che collaborano con DOC e dare ulteriori opportunità di lavoro.

Voi conoscete da vicino i lavoratori dello spettacolo. Quali sono le problematiche più sentite dalla categoria?

Di sicuro la precarietà e la concorrenza , nel senso che per ognuno che esce dal rumore e trova un suo percorso professionale, ce ne sono migliaia che restano nell’ombra e devono loro malgrado trasformare la loro passione in un hobby, con scarsa possibilità che possa diventare la loro professione.

E soprattutto sta sparendo la fiducia nelle istituzioni standard: le major, gli editori, e sempre più sentono la necessità di ridimensionare le relazioni in rapporti personali di altissima fiducia. Altri problemi di carattere professionale, tipo la fiscalità, la previdenza, la sicurezza sul lavoro, le garanzie contrattualistiche e professionali, ecc… non sono più un pensiero per chi entra in cooperativa. Anche la figura professionale del musicista e di tutti gli operatori del settore che da anni non viene riconosciuta saranno a breve riconosciute nel primo CCNL di lavoratori dello spettacolo  e cultura in cooperativa, che entro pochissimi giorni dovrebbe essere alla firma definitiva delle rappresentanze sindacali e datoriali del paese. 

Avviciniamoci all’argomento del Panel del 31 Ottobre al Medimex. Cosa pensi della Sentenza del Tribunale di Milano che ha sancito la legittimità dell’attività di Soundreef in Italia e, di conseguenza, ha creato un precedente sul tema della liberalizzazione del Diritto d’Autore?

Dico che Soundreef ha avuto il grande merito e coraggio di procurare una ferita ad un gigante che vive e di soprusi e crea ingiustizie sociali a categorie che dovrebbero essere protette davvero. 

Chi è nel settore e non è un autore di successo vive quotidianamente le ingiustizie di una SIAE iniqua:

– agenzie che sovente sul territorio fanno gli sceriffi minacciando e imponendo talvolta prezzi per progammi fuori dalla normativa (non consentono agli utenti di conoscere costi e listini, che spesso vengono usati arbitrariamente). A chi non è esperto del settore viene preteso il pagamento della SIAE anche in caso di brani non tutelati, improvvisazioni, ecc.

– la cosa più scandalosa è il nuovo statuto, che la rappresenta come un Ente Pubblico economico a base associativa.. La cosa assurda è che il diritto di voto è così garantito, nello statuto:

“Ogni Associato ha diritto a esprimere nelle deliberazioni assembleari almeno un voto e poi un voto per ogni euro (eventualmente arrotondato per difetto) di diritti di autore percepiti nella predetta qualità di Associato, a seguito di erogazioni della Società nel corso dell’esercizio precedente.”

Significa che il sottoscritto, che dalla SIAE nel 2013 non ha avuto un euro, nella votazione SIAE conta per uno, mentre i soliti noti contano 2 – 3 milioni di voti. Non sarà certo un ente che tutela la creatività e gli autori? Sappiamo che sono decenni che i soliti noti hanno messo le mani sulla SIAE, e sono sempre li.

Del resto chi opera nel settore sa benissimo che le economie nel settore sono nei diritti d’autore… E in  pochi casi anche nei Live… ma soprattutto nella SIAE, e per questo l’hanno blindata  in modo che i grandi editori ed autori si prendono tutta la posta…  Pare che ci siano 40.000 associati che non prendono un euro dalla SIAE, ma versano la quota annuale di 150 euro. Che non possono suonare in pubblico perché la SIAE costa troppo ai locali i quali  non hanno più risorse per gli artisti…

Altra ingiustizia: i concertini, a differenza della musica da ballo e concerti, vengono remunerati con criteri impossibili da comprendere, mediamente una volta su 5…. E a chi vanno quei soldi non ripartiti? Lo decidono nell’assemblea i soci di una SIAE la cui democraticità è degna di una dittatura del terzo mondo.

Credi che una liberalizzazione del Diritto d’Autore possa essere una buona cosa per gli artisti, etichette, distributori, organizzatori, booking e promoter? Se si, perché?

Per gli stessi motivi sopra riportati. Credo che gli artisti sapranno riprendersi quanto gli viene sottratto.