Campos, le nuove frontiere del folk sull’asse Pisa-Berlino

I Campos nascono a Pisa, Italia, nel 2011 dalla collaborazione tra Simone Bettin, bassista dei Criminal Jokers, e Davide Barbafiera, fondatore di Aloch Records. Il loro primo album si chiama ‘Viva’ ed è stato appena pubblicato da Woodworm/Aloch Dischi. Abbiamo avuto il piacere di vederli dal vivo e siamo rimasti entusiasti. Se avete occasione, non lasciatevela scappare.

Ciao Simone, come e quando nascono i Campos?

I Campos nascono nel 2011 tra Pisa e Berlino dalla collaborazione tra Davide Barbafiera e Simone Bettin.
In quanto progetto a distanza, la maggior parte degli arrangiamenti dei brani sono stati fatti via Internet, con chiamate e trasferimenti di progetti e bozze.
La finalizzazione dei brani veniva poi fatta ogni qualvolta fosse stato possibile vederci di persona.

Nel 2014 si è aggiunta al progetto Dhari Vij in qualità di bassista e la sua partecipazione attiva al gruppo ha permesso che si potesse effettivamente suonare dal vivo. Inizialmente ci chiamavamo Viva. Nel 2016 durante la lavorazione del nostro primo disco abbiamo scelto Campos come nome definitivo del progetto e Viva è diventato invece il titolo dell’Album in ricordo dei primi passi che abbiamo fatto.

Quanto ha influito nel sound dei Campos la tua esperienza con i Criminal Jokers?

Con i Criminal Jokers abbiamo cominciato a fare musica prendendo ispirazione dalla tradizione folk nord americana.
In realtà più da gruppi che tra la fine dei ’70 e inizio degli ’80 avevano a loro volta riadattato e rielaborato quel tipo di tradizione.

Gli ascolti fatti in quegli anni sicuramente mi sono rimasti dentro ed hanno a loro volta influenzato la musica di questo nostro primo disco, l’approccio e le idee che stanno dietro ai pezzi di “Viva” però si distanziano molto dai lavori precedenti fatti con i Criminal Jokers.
L’idea era proprio anche quella di distanziarsi un po’ dall’esperienza che avevo avuto fino a quel momento, con la voglia di buttarsi in qualcosa che non sapevo bene cosa fosse.

Da qualche tempo ti sei trasferito a Berlino. Quanto invece c’è della tua trasferta Berlinese sul disco?

A Berlino mi son trasferito a giugno 2011 quindi sono ormai 6 anni. Tenendo conto del fatto che io prima di trasferirmi a Berlino non suonavo la chitarra e non cantavo, diciamo che mi ha dato la possibilità di concentrarmi su me stesso e sulla musica che volevamo fare io e Davide.
Questo anche magari a causa del freddo e del cielo grigio che ti fa passare un po’ la voglia di uscire..eheh

Come influenze non direi che Berlino abbia influenzato molto la nostra musica. Gli ascolti e i suoni ai quali ci siamo ispirati potevamo benissimo essere fatti in qualsiasi altra parte del mondo. Ovviamente essendo una metropoli ci passa di tutto ma ad essere sincero non ho visto o sentito molte band interessanti ( sto parlando al livello underground).
I concerti più grossi si, ma quelli passano anche dall’Italia.

Come e quando nascono i brani dei Campos? C’è un processo preciso: ad esempio, un riff di chitarra, un testo o ogni volta la modalità cambia?

Essendo un progetto nato a distanza quasi la maggior parte delle idee è avvenuta tramite scambio di file e progetti audio via internet.
Non seguiamo sempre lo stesso processo per quanto riguarda la composizione dei brani.
A volte l’idea viene a Davide che mi manda un pezzo di batteria con un riff semplice di piano, io ci canto sopra qualcosa, lo registro e lo ricondivido con lui.

Altre volte succede che io gli mando una melodia di piano con sotto qualche accordo di chitarra e un giro di basso di Dhari, e lui inizia a lavorare su quel progetto li.
Nel frattempo ci sentiamo e parliamo dell’arrangiamento, dei suoni e del testo.

Alcune cose hanno necessitato di mesi prima di essere finalizzate, per altre è bastata mezza giornata.
Quello che cerchiamo di ottenere dalla musica è stupire noi stessi, mescolando elementi che possano sembrare molto distanti tra loro e cercando di andare oltre a quello che davamo per scontato fino al momento prima, divertendoci nel farlo.

Cosa pensi della scena attuale in Italia?

Difficile fare un discorso generale essendo piuttosto varia.
A livello di bravura e capacità degli artisti non credo che l’Italia abbia niente da invidiare ad altri paesi.
A livello di ricerca musicale però non sento tantissima novità a parte ovviamente qualche caso.
Per quanto riguarda la scrittura dei testi ho sentito delle cose davvero interessanti.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Direi suonare il più possibile e accrescere la nostra esperienza live.
Scrivere pezzi nuovi magari cambiando anche l’approccio con il quale è nato questo primo lavoro.

Perchè avete scelto Soundreef?

Le esperienze che abbiamo avuto in passato con gli uffici SIAE sono sempre state molto difficili da gestire, ogni piccolo problema sembrava un ostacolo insormontabile.
Abbiamo visto in Soundreef una valida alternativa, anche i primi dubbi che avevamo sono stati chiariti con professionalità e competenza.
Ultimo ma non meno importante iscriversi a Soundreef è gratis.

Grazie mille Simone e in bocca al lupo!