Milano terra-cielo. Filippo Cecconi, in arte Effe Punto

Sembra che i più grandi sostenitori del business delle sigarette siano quelli che non ce le hanno. La quarta persona che in pochi minuti ci interrompe per volerne una probabilmente lo sa. Non insiste. Milano. I giornali di oggi raccontano di una scala dimenticata sulle mura di Castello Borromeo, della Milano Moda Uomo che si è appena conclusa con un forte segnale di coraggio da parte dei grandi marchi, di una bicicletta abbandonata sui binari che ha bloccato un treno in direzione Gallarate.

 

“Strano come il giorno arrivi ogni mattina come un fatto nuovo che non fa notizia, son le cose accadute il giorno prima che a tutta pagina, si son messe in mostra”
Oggi, Effe Punto 

Mentre la mano tiene saldamente uno di quegli anelli ricoperti di gomma nera che servono per non cadere sui mezzi pubblici, il corpo si abbandona alla forza di gravità.
I nomi sulle pensiline sono quello che cerchiamo ogni volta che cambia l’inerzia. La prima è Cincinnato, quasi come la città americana. E in poche fermate siamo ad Ascoli. In fondo a questo viaggio c’è Ortica.

“Faceva il palo nella Banda dell’Ortica” cantava Jannacci, ma lui, il palo, cieco e sordo, nelle parole del cantautore non si accorse dell’arrivo della polizia che quindi catturò i suoi compagni. Il giorno seguente i passanti lo scambiarono per un mendicante e lui, irritato dalla poca efficienza della sua banda, pensò che l’elemosina fosse il bottino che i suoi compagni gli stavano portando cento lire alla volta.

 

“Ci vuole tempo per farsi rispettare, ci vuole il coraggio che a volte non ci vuole”
Brave persone, Effe Punto

Un cappello a scendere sugli occhi e un cappotto dello stesso colore ci aspettano. Nascosto dentro di loro c’è Filippo. Ha l’aria un po’ sospetta, è alto e magro. Forse a Ortica il tempo si è fermato sulle parole di una canzone ma siamo a un paio di fermate di distanza e, anche se le sigarette non le ha, Filippo non ha proprio l’aria di un mendicante. Filippo non fuma. Milano sì. Ma i colori sono gli stessi in diverse tonalità, dalle scarpe al cielo.

“Mi piace camminare, quando riesco vado verso le montagne sopra Lecco ” dice Filippo mentre beviamo il caffè alla Santeria di via Paladini 8. Ci aspettano chilometri di città ma il primo tratto è brevissimo, proprio accanto: Volume, il negozio di dischi e libri. Ultima sosta prima di un lungo tappeto di asfalto.

 

“Seguendo la corrente troveranno chi gli darà retta quella gente mente non conosce il mare e ovunque vede Terra!”
Capitano, Effe Punto

Stavano per finire gli anni ’30 quando Raymond Scott cominciava a progettare i primi sistemi elettro-meccanici per la creazione di suono. Uno di questi venne chiamato “Macchina orchestra”. Secondo Scott, all’anagrafe Harry Warnow, la macchina inventata non doveva sconvolgere il pubblico ma soltanto servire il musicista. L’ultimo disco comprato da Filippo è opera di Raymond Scott che, nascosto dietro alla sua passione, dietro alle sue colonne sonore per Bugs Bunny e con poca indole imprenditoriale, inventava quello che molti considerano il primo sintetizzatore.

 

“Chi vince vince tutto non ci sono premi. Che a consolare gli ultimi saranno i primi”
Povero Diavolo, Effe Punto

Camminiamo verso Lambrate. Per arrivarci, percorriamo un unico infinito marciapiede che custodisce numerose prove dell’amore dei cittadini verso i cani. A poche manciate di giorni dal Natale troviamo margherite sui panettoni: “Sono opere di Pao, quello dei pinguini sui panettoni. Qui vicino c’era un’altra sua opera che gli era stata commissionata da una scuola della zona ma il comitato di quartiere ha deciso di cancellarla”. Questa giornata milanese continua a essere grigia e decidiamo di cercare colore nel verde della metropolitana direzione Abbiategrasso.

Scendiamo dove Filippo ha vissuto per alcuni anni con Federico Dragagna de I Ministri. Anche Filippo ha suonato con loro. “Ero il ministro nascosto. Siamo stati compagni di Liceo, abbiamo spesso suonato insieme ai tempi in cui si chiamavano Il Ministro del Tempo”.
“Nel primo disco non c’è nemmeno un secondo di silenzio. Fra una canzone e l’altra ci sono degli intermezzi fatti di rumori, fisarmonica, armonica e chitarra”. Non Filippo ma soltanto Wikipedia svelerà che è Filippo stesso l’autore di questi intermezzi.

“Tutto il mondo è paese in fondo a questo quartiere. La città-regina intanto veglia il suo alveare”
Lambrate, Effe Punto

“Lambrate è la sintesi di questa città. Un polo studentesco dove le case sono in realtà dormitori. Gli affitti sono altissimi e non si può vivere questo quartiere. Qui si può solo dormire”.
Sono 3 milioni e 883 mila gli italiani rimasti a letto in queste prime due settimane di gennaio. “Influenza record” titolano i giornali. Filippo ha il raffreddore, ce l’ha da mesi. Come ogni anni gli passerà soltanto con la fine dell’inverno.

 

“Ho un fratello gemello ma siamo completamente diversi. Sia esteticamente, sia di carattere. Non siamo di quelli che per esempio se uno si sente male, l’altro lo percepisce”. Filippo ce lo dice mentre sembra di essere in una cittadina cinese. In Cina esiste un villaggio chiamato Qingyuan. Conta 367 abitanti fra cui 78 gemelli. Non si conosce il motivo di questa enorme percentuale ma lì, a 1100 metri sul livello del mare anche le galline depongono uova con due tuorli.

Cerchiamo un posto dove mangiare, una trattoria tipica. Attraversiamo la città, un enorme cantiere dove il vecchio cade e il nuovo nasce senza sosta. Le strade non riposano mai e i cartelloni pubblicitari vuoti danno casa alle opere d’arte di Mr Di Maggio.

Fra un cantiere e l’altro c’è un casello che occupa uno spazio indefinito fra una piazza e una strada: è Il Circolo degli Ex Combattenti e Reduci di Porta Volta. Digitando sul web, fra un Tripadvisor e un mangiareamilano.it si può trovare questa descrizione: “Codesto circolo è un luogo di ritrovo per vecchini ancora agguerriti che si incontrano per giocare a Scopone Scientifico, bere una grappa e ricordare i gloriosi tempi a suon di insulti affettuosi”.

È qui che decidiamo di pranzare quando ormai è già pomeriggio. Dietro di noi quattro giovanotti del ’37 giocano a bigliardo. Parlano di politica: “Quello lì prende per il culo i cretini che lo votano, come te!”. L’altro, non si sa se per amore della conversazione o problemi di udito, non sposta di un millimetro il sorriso e continua a giocare.

Mentre il Circolo degli Ex Combattenti e Reduci ci regala grandi sorrisi, dalle finestre si vede che il sole regala un po’ di colore a Milano.

Aspettiamo il tram in diverse fermate per dirigerci verso l’appuntamento di Filippo con il computer nel suo ufficio. Si occupa della programmazione artistica della Santeria Paladini 8 e di Santeria Social Club. È qui che la nostra camminata terminerà.

Il tram non passerà mai nei due minuti di pazienza che dedichiamo ad ogni fermata lungo il nostro tragitto. Mentre camminiamo il sole ci rivela un’altra faccia di Milano e raggiunge il suo apice, quasi come se si stesse prendendo gioco di noi, quando passiamo da Piazza Duomo attraversando con qualche difficoltà palme, piccioni e turisti in posa.

La giornata con Filippo si conclude così come era cominciata, con un caffè alla Santeria, un caffè diverso dal primo e una Santeria diversa dalla prima. “Ho dovuto combattere con l’ufficio anagrafe per avere la parola ‘Musicista’ accanto alla professione sulla carta d’identità”. Filippo ci mostra il documento. A pochi minuti da un sincero arrivederci, riusciamo a vederlo senza cappello.

 

“Ci chiamano bugiardi. Non danno consigli non ci aspettano. Abbiamo fatto tardi, siamo gli astronauti che non tornano”
L’anno del Leone, Effe Punto