Respirare – L’alba del finale

Sono passate le 6 e mezza da pochi minuti. Il sole compare senza fare rumore dove ancora non avevamo guardato nei giorni precedenti. Dietro alla città, alla gente, oltre la sabbia, oltre la linea che interrompe un azzurro che non si è ancora tolto la maschera. La Sanremo del Festival è nella sua fase rem, le telecamere sono tutte spente e le luci dei riflettori lasciano per qualche ora il ruolo da protagonista al sole che ogni mattina registra un audience da record in mondovisione. Poche le visualizzazioni sanremesi. Qualche mattiniero corre sulla pista ciclabile che costeggia il mare, alcuni hanno gli occhiali da sole anche se il sole ancora non c’è. Le signore con i cagnolini minuscoli sono già al lavoro e il pane caldo di forno per qualche metro sovrasta il profumo del mare. L’alba del finale ha odori contrastanti e non ci resta che ricordare una canzone di Sanremo 2012 e “Respirare ad occhi chiusi”.

A poche centinaia di metri dal Teatro Ariston c’è l’antico porto di Sanremo, tanto vecchio quanto puro e ancora in uso. Vive la notte, come le star della canzone italiana. I pescatori di Sanremo sono i protagonisti della nostra ultima tappa sanremese di cui non racconteremo il finale.

“Siamo in ritardo per il mercato del pesce?” “Siete in anticipo! Le barche cominceranno a tornare fra poco ma non troverete granché…”. Una signora sistema sul primo tavolo della fila il pesce che il suo pescatore le ha consegnato pochi minuti fa. È il primo che questa mattina è rientrato dal mare per svuotare, con una smorfia delusa, le reti dove ha raccolto il lavoro di tutta una notte. L’insoddisfazione del pescatore a febbraio è simile all’insoddisfazione dell’artista. Mentre finiva la quarta puntata del Festival di Sanremo, i pescatori si accingevano ad entrare in scena illuminati solo dalla luna.

I profumi diventano odori e la luce è ormai la stessa che accompagnerà il resto della mattinata. Nella fila di tavoli in metallo ci sono tre posti vuoti e poi un’altra signora che dà l’autorizzazione di fotografare il pesce pescato dal marito ma non vuole essere fotografata nella sua tenuta da combattimento, così anti freddo da fare invidia a uno sciatore. “Guardo poco alla televisione la sera. Mi sveglio presto la mattina e quindi non resisto fino a tardi”. Le canzoni le ha sentite comunque ma preferisce parlare di quelle di una volta e, ovviamente, di pesce: “Da 20 anni le canzoni mi sembrano tutte uguali ma magari mi sbaglio io, non sono una grande esperta. Questo è una murena ma ce ne sono di più grandi!” La signora sposta l’attenzione sul pesce mentre con decisione e nonchalance elimina ogni residuo di sentimento viscerale dalla povera murena. “Graziella ti ricordi quello che avevano pescato l’anno scorso quanto era grande?”

Le barche tardano ad arrivare. Forse la pesca fuori stagione si nutre di speranze.
“Niente” è la parola più usata nelle canzoni del Festival di Sanremo di quest’anno. Sovrasta la storica egemonia della parola “Amore” che si piazza al secondo posto insieme a “Vita” e “Tempo”. La preposizione più usata è “Senza” mentre l’avverbio più frequente è “Mai”. Fra le canzoni delle nuove proposte invece vincono le parole “Senso”, “Occhi” e “Adesso”.

Lungo il porto un signore solitario tiene in mano un filo che cade nell’acqua. Non ha nessuna canna da pesca, solo un filo di nylon che penetra nell’acqua. Sembra reggere un guinzaglio mentre fa passeggiare il suo pesce rosso. “Pesco polpi”. Il signore scioglie ogni dubbio e ogni speranza di bizzarria. “Loro sono attratti da questo fiocco. Ogni tanto devo tirarlo su e rigettarlo a mare per mantenerlo in movimento”. Dietro a noi passeggiano due anziani signori. Con un accento indubbiamente di qualche chilometro più a nord uno dice all’altro “È bello perché durante il Festival c’è un po’ di movimento”. Il pescatore di polpi regge con cura il suo filo, le sue mani sono gonfie e screpolate. “Ci cascano sempre i polpi. Anche se capiscono che è una trappola sono troppo attratti dal fiocco e tornano sempre”. Lo salutiamo stringendogli la mano e lui si scusa per la sua, secondo lui sporca e bagnata.

La mattina inoltrata sanremese ha preso il sopravvento sulle prime luci del giorno. A pochi metri dal porto le sagome di Enrico Ruggeri e dei Decibel, con gli occhiali da sole vegliano sul porto. Ce ne sono di tutti gli artisti in gara per le vie di tutta la città. Quando torniamo verso il mercato del pesce vediamo arrivare una barca. Ad aspettarla ci sono 5 persone curiose di vedere il bottino. La moglie del pescatore lo attende, pronta ad accogliere il pescato del giorno: “Mio marito parte la mattina alle 5, io vengo qui verso le 9, preparo il tavolo così quando torna possiamo vendere qualcosina”. Il marito arriva con qualche pesciolino e una bella rana pescatrice. “Si nasconde sotto il fondo del mare e con questa antenna attrae gli altri pesci. Li pesca” ci spiega il marito mentre pulisce il pescato per i due clienti che se lo sono accaparrato.

A due passi dal mercato, sulla sua barca in manutenzione chiamata Luvassu, in ligure ‘branzino’, un pescatore in letargo poggia le mani sui fianchi e con una sigaretta in bocca guarda lontano come i capitani dei film.

L’ultima barca attracca. A bordo c’è il suo pescatore con una tuta da meccanico. “Hai trovato il pesce che ti dicevo l’altro giorno?”. Chiede un signore del pubblico che aspettava impaziente Ylenia, questo il nome della barca, come un fan di un’artista in gara fuori dall’Ariston. In seguito alla mancata risposta il signore continua: “Il pesce che ti dicevo, non mi ricordo il nome, ha quattro lettere…”. “Non c’è qui il tordo te l’ho già detto”, risponde seccato il pescatore mentre compie le ultime operazioni in barca. Il pubblico di curiosi lo aveva atteso per i minuti delle manovre di arrivo ma il meccanico del mare delude ogni attesa andandosene a bere un caffè, con l’aria sconsolata di chi attende impazientemente la stagione migliore.

Lasciamo la luce e torniamo ai riflettori: “Ventunesmo Festival della Canzone Italiana” – comincia con tono schematico e solenne la voce di un servizio televisivo in bianco e nero degli archivi RAI – “Parola ‘Amore’: ricorrente 52 volte. Parola ‘Occhi’: 21 volte. Parola ‘Cuore’: 20 volte. Parola ‘Mare’: ricorrente solo 3 volte. Si rifarà nelle canzoni dell’estate”.