Nicole Stella, il folk al femminile che racconta il talento “sopra le righe”

A meno di un anno di distanza dall’eclettico “Something To Say” esce “Canzoni per Vivienne”, il nuovo album della cantautrice originaria del Lago Maggiore Nicole Stella.
Abbiamo avuto il piacere di incontrarla e di farle qualche domanda in proposito.

Ciao Nicole, come è nato il tuo nuovo album “Canzoni per Vivienne” e cosa rappresenta nel tuo percorso?

“Canzoni per Vivienne” nasce in relazione ad un progetto portato avanti con Massimo Ceravolo, amico genovese chitarrista e traduttore. Mi ha parlato lui di Vivienne per la prima volta e mi ha proposto di realizzare un reading musicale che ne raccontasse la storia. Ho accettato e quindi scritto le canzoni che oggi fanno parte dell’album.

Sicuramente ha costituito un grande cambiamento, dal momento che per la prima volta ho usato la lingua italiana per scrivere. È stata una bella sfida, sia partire da una storia già data, sia strutturare un concept. Per questo credo che “Canzoni per Vivienne” rappresenti una fase di maggiore maturità rispetto a “Something To Say”.

L’album è ispirato alla storia di Vivienne Haigh-Wood,  scrittrice e prima moglie del poeta T.S. Eliot. Qual’è la sua storia?

Molti dati su Vivienne sono ancora secretati (fino al prossimo anno, se non erro). Quello che si sa è raccontato in un libro dal titolo “Painted Shadow”, inedito in Italia, proprio la lettura che ha fatto appassionare Massimo alla storia di Vivienne.

In sintesi, Vivienne fu la prima moglie di T.S. Eliot, a sua volta scrittrice di talento e dalla personalità molto sopra le righe, soprattutto per i canoni dell’epoca. Purtroppo fu anche una di quelle donne che a cavallo tra Ottocento e Novecento furono frettolosamente bollate come “isteriche” e rinchiuse in manicomio a vita.

Come definiresti il tuo sound? Che effetto ti fa quando ti etichettano?

Purtroppo le etichette servono a semplificare, a comprendere meglio, ma basta ascoltare i miei ultimi due album uno dopo l’altro per capire che mi piace spaziare e giocare con generi anche molto diversi tra loro.

Il sound che prediligo è quello acustico, con atmosfere folk, accordature aperte e qualche accenno jazz e blues. In futuro mi piacerebbe sperimentare molto di più tra blues e rock.

Quali ti sembrano le opportunità di un cantautore emergente nell’era dei Social?

Non posso negare l’importanza dei Social, soprattutto per tenersi in contatto con le persone che mostrano apprezzamento per la mia musica.

Però occorre fare attenzione e non trasformare uno strumento interessante in una mera gara a chi fa più like e visualizzazioni.

Donne cantautrici. Le tue preferite in Italia e all’estero.

La mia cantautrice italiana preferita è Ilenia Volpe perché riesce, a mio parere, a esprimere molto bene il concetto di Bellezza e a non essere mai scontata. Poi ovviamente adoro la musica di Joni Mitchell, Joan Baez, Suzanne Vega, ma anche Tori Amos e Björk.

Perché Soundreef?

Apprezzo molto l’opportunità data dalle In-store radio e la trasparenza con cui gestite le nostre royalty.