John Durrell: «Il beat è il Big Bang e il messaggio è tutto»

Il nuovo singolo “Voci nella testa” di John Durrell, anche conosciuto come Dr Jack, ci ha colpito e non poco. Per questo il nostro Federico Camici ha deciso di intervistarlo. 

Ciao John! Quando hai iniziato a fare musica? Qual’è il percorso di John Durrell aka Dr Jack?

Ciao Federico e ciao a tutti! Ho iniziato a fare musica come tutti, da piccolissimo! Per me fai musica già quando immagini un sottofondo musicale per i tuoi momenti, quando inventi canzoni sotto la doccia, quando fai cori. Quella per me è la prima essenza di chi crea musica. Come personaggio invece sono nato nel 2012 con lo pseudonimo di Dr Jack. Il nome John Durrell è invece nato nel 2017 dopo un lungo percorso di cambiamento e di ricerca della mia identità artistica. Oggi uso entrambi i nomi per indicare due lati di me:  Dr Jack è il freestyler sfrontato e chiassoso, John Durrell è il cantautore più pacato ed elegante.

Come nasce un brano di John Durrell? Quali sono le molle che fanno scattare un’esigenza espressiva? Nascono prima le liriche o il beat?

Il beat o, almeno una sua bozza, è il big bang! Quando lo ascolto mi lascio trasportate totalmente per alcuni minuti. Poi butto giù qualche nota che registro su memo vocali, per ricordarmi il mood iniziale, l’impressione iniziale e genuina. Poi con calma mi ritaglio del tempo per riascoltarlo con approccio più freddo e scientifico. Nascono più o meno tutte in questa maniera anche se più volte è capitato di uscire da questo binari. Ti dico però che non forzo mai la penna. Se non sono ispirato lascio perdere, mi dedico ad altro. Le canzoni si scrivono da sole!

Che tipo di messaggio vorresti che rimanesse a chi ti ascolta? A cosa un autore non dovrebbe mai rinunciare?

Un messaggio deve esserci sempre! Non per forza “didattico” o “moralizzante”, ma deve esserci in ogni mia canzone. O meglio, non può non esserci. Senza messaggio non posso ispirarmi. Non ti nego però che mi pongo dei paletti, dei limiti! La musica ha il forte potere di incunearsi nei cuori. Soprattutto degli ascoltatori più giovani che si immergono totalmente nell’ascolto. Ecco, non ho alcuna intenzione di trasmettere con la mia musica messaggi che possano inculcarsi nei cuori dei giovanissimi e fomentare pensieri negativi o distruttivi. L’amore va diffuso e va alimentato da persona a persona. L’odio va tenuto per sé per far in modo che non catturi l’animo di qualcun’altro.

Da qualche anno continua a crescere un po’ ovunque l’interesse per la black music (Hip Hop, RnB, etc…). Sembra letteralmente dominare le classifiche di tutto il mondo.
Come si spiega secondo te questo fenomeno?

È una domanda a cui è difficile rispondere. Penso che ciò parta dalle generazioni nate negli anni 80 e 90 che hanno sdoganato la cultura black. Probabilmente i film con cui siamo cresciuti, una TV italiana sempre più di stampo americano, internet hanno giocato un ruolo fondamentale. Aggiungici il fatto che i rapper di tutto il mondo hanno iniziato a vedere il mainstream non come un nemico ma come la massima ambizione ed il gioco è fatto. Ora la trap è il pop.

Come ti appare oggi la scena in Italia? Nella tua esperienza come lavorano le realtà indipendenti sul territorio? Come ti appare l’Industria Musicale in seguito all’impatto con il digitale e con l’era dei Social media?

Riallacciandosi alla risposta che ho dato prima: la trap è il pop. Oggi segue le regole del grande mercato: girano tanti soldi, è importante più l’immagine della musica, servono più soldi per salire. Fin quando non emergerà un altro genere le regole saranno queste. Non un male, non un bene, non vedo il cambiamento come un ostacolo, piuttosto come un’opportunità. È il periodo delle grandi aziende o di produttori indipendenti che hanno osato investire più sei. Le piccole etichette che non osano rischiano di diventare inutili. Oggi gli emergenti fanno tre pezzi e tre video spendendo cifre che quattro anni fa sarebbero state considerate folli. Ecco che le esigenze cambiano e ad un ragazzo che è disposto ad investire migliaia di euro non interessa più dove registrare a buon prezzo, ma come investire al meglio quei soldi, come promuovere al meglio con quel denaro. Da qui a capire l’importanza dei Social Media Manager passa poco.

Account Soundreef: quali sono i vantaggi di poter sapere in tempo reale in quali radio e in quali TV vengono suonati i tuoi brani?

Questa cosa è uno spettacolo. Per un artista emergente che prova a essere manager di se stesso è una cosa enorme! Hai dei dati seri che puoi analizzare e in base ai quali puoi vedere se stai lavorando in maniera efficace o meno!

Grazie mille John e in bocca al lupo!