Gianluca Montebuglio, quando la musica aiuta ad avvicinarsi a se stessi

«Ho registrato un disco. Si chiama “E’ tutto bellissimo”.  Domani esce in tutti i digital store per Octopus Records»Oggi abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda al cantautore Gianluca Montebuglio.

Ciao Gianluca, tu ti occupi di advertising, musica e teatro. Sembra che la creatività per te abbia una certa importanza. Quando prende piede il tuo progetto solista? Ricordi il momento esatto in cui ti sei reso conto che i brani che stavi scrivendo sarebbero andati a comporre un album?

Ciao Federico. Sì, la creatività ricopre un certo ruolo nella mia vita: mi permette un’entrata economica, in primis. E questo credo sia la cosa più nobile che le possa chiedere. Da questo punto di vista, che sia adv, narrativa o musica, non cambia. Cambia il valore che attribuisco alle varie discipline. L’advertising è creatività applicata, e applicata al quotidiano. La musica – e la scrittura altra, in generale – è il mio quotidiano quando ho necessità creative. Che poi, piano piano, ho imparato a concretizzare.

Il mio progetto solista nasce con questo disco. Ricordo il momento esatto in cui ho pensato a queste canzoni come a quelle del mio primo disco: è stato mentre scrivevo la prosa di “è tutto bellissimo”; un lavoro quasi simultaneo: scrivevo la narrativa e componevo le canzoni, componevo le canzoni e ciò mi aiutava nella parte narrativa.

Come è nato l’album?

Questo progetto è nato dopo il terremoto de L’Aquila. Nel 2010 ho iniziato a scrivere la parte narrativa da cui Ivano Russo – mio amico e attore con belle esperienza sulle spalle e altre avanti – ha preso per creare un reading performativo. Per quel reading ho scritto cinque canzoni, e abbiamo portato tutto in giro per un po’ di anni.  Il disco, invece è nato quando ho fatto ritorno in Campania, dopo un bel po’ di anni fuori casa, tra la stessa L’Aquila, Modena e Bologna. Ho rivisto Lorenzo de Gennaro e abbiamo deciso di metterci a lavorare. Lorenzo è diventato il mio produttore artistico e co-arrangiatore. Sono stati mesi davvero belli, che mi hanno portato poi all’incontro con la Octopus Records di Giuseppe Fontanella. Di Peppe avevo sempre avuto una profondissima stima musicale: è stata la chitarra di uno dei miei gruppi preferiti, i 24Grana. Quando l’ho conosciuto, ho poi imparato che è, oltre una gran bella testa, anche una gran bella persona. E questo lo dico non solo perché altrimenti mi fa fuori dalla Octopus. Insomma, la cosa è andata piacevolmente per le lunghe e con vari risvolti. Sono contento sia andata così, con lentezza e senza particolari aspettative.

Hai progetti per il futuro prossimo?

Sì. L’estate e il primo autunno sono in vari festival italiani e farò altre date in full band. Poi da ottobre, i club. Intanto abbiamo ripreso a registrare bozze. Ho atteso abbastanza prima di dare concretezza alla mia musica; ci sono arrivato pian piano, e in questo tempo ho accumulato tante canzoni, lavorando a diversi temi. Quello di “è tutto bellissimo” è stato il primo che ho affrontato. Adesso mi sto concentrando sul racconto di uno spazio e di un tempo sospeso, zeppo di personaggi e umori che si sono cristallizzati in una sorta di mitologia di provincia, di paese. Come fosse un ritorno al passato, senza il passato. Un voltarsi indietro e riconoscere tante storie, più che la storia degli anni.

Songwriting. Quali sono le tre cose a cui un autore non dovrebbe rinunciare nel momento in cui inizia a scrivere un nuovo brano?

Credo ci sia solo una cosa a cui non si dovrebbe rinunciare: la voglia di scrivere con lealtà. Qualsiasi cosa si scriva. Si può addirittura mentire con lealtà, quando si fa arte in qualche modo. L’importante è avvicinarsi a se stessi, il più possibile. Suona come qualcosa di introspettivo, ma in realtà possiamo trovare parti di noi stessi che poi diventano musica o parole anche in superficie. E ciò anticipa la forma o lo stile. Questi ultimi due aspetti, credo vadano intuiti in sé e poi fatti crescere.

Hai condiviso il palco con artisti del calibro di  James Senese, Iosonouncane, Francesco Di Bella e Cesare Basile, a esempio. Quattro nomi che hanno dato molto alla scena italiana. Quali sono le cose più interessanti sulla scena in questo momento a tuo avviso?

Non ho le giuste capacità per decifrare davvero una scena, temo. Però, mi guardo intorno e ascolto musica. Mi arrivano tante cose belle e altrettante che non mi viene da approfondire. Se parliamo di italiani, mi piacciono molti artisti e con tanti stili o approcci diversi. Tra questi, sicuramente apprezzo – e quindi ascolto con molta attenzione e piacere – Iosonouncane, i Massimo Volume, i Virginiana Miller, Caparezza, i lavori di Enrico Gabrielli e la 19’40, Dimartino. Ultimamente sono ritornato agli Uzeda, a Bersani, Dalla, a Battiato e agli stessi 24grana.

Perché Soundreef?

Ho scelto Soundreef praticamente per le stesse ragioni per cui ho scelto l’advertising: perché mi risulta agile e facile da gestire. E io, nelle faccende giornaliere, sono pigro e mi spavento un po’ se non mi risultano leggere o se non le riesco a capire. L’ultima volta che ho dovuto mandare una raccomandata è stato qualche giorno fa e mi sono perso.
Infatti vi sto scrivendo dall’ufficio postale del mio paese.

(N.d.r. risate…) Grazie mille Gianluca e in bocca al lupo!