Armònia, la piattaforma per mettere in contatto i musicisti con videomaker e grafici

Armònia è una piattaforma nata dall’idea di Promuovere Musica, per rispondere all’esigenza specifica di artisti ed etichette di un servizio in grado di centralizzare i vari step nella ricerca e realizzazione di video, grafiche e servizi fotografici in ambito musicale. Abbiamo parlato con il fondatore Gianluca Abbadessa.

Ciao Gianluca, che cosa è Armonia? Come e quando nasce il progetto?

Ciao, Armònia è una piattaforma di music video & artwork commissioning, ovvero artisti band ed etichette hanno la possibilità di commissionare a videomaker, grafici e fotografi una serie di servizi utili alla promozione della propria musica come video (official, lyric, registrazione di concerti), copertine di album, poster e locandine, servizi fotografici.

Nasce dall’idea di Promuovere Musica, agenzia di promozione artistica e portale online di divulgazione musicale, per rispondere ad un’esigenza specifica di artisti ed etichette che finora soprattutto in Italia hanno operato tramite il passaparola senza la disponibilità di un servizio in grado di centralizzare i vari step nella ricerca e realizzazione di video, grafiche e servizi fotografici in ambito musicale.

Come si articola la piattaforma? Che tipo di modalità di uso prevede?

La piattaforma online si articola in due modalità d’uso: progetto e servizio.

  • La modalità progetto consente ai committenti – artisti, band, etichette – di avviare una vera e propria gara tra tutti i creativi per la realizzazione di un lavoro sulla base del budget stabilito dallo stesso committente.
  • La modalità servizio, al contrario, permette al creativo di offrire le proprie competenze per la produzione di un video, una grafica o un servizio fotografico con tempistiche, prezzi e modalità stabilite dal creativo.

Quali difficoltà oggettive ci sono oggi per i creativi nei rapporti con i committenti e che tipo di ruolo vuole ritagliarsi Armònia nel risolvere questo tipo di problematiche?

Armònia ha l’ambizione di far emergere un mercato fatto di artisti, band ed etichette low budget appetibili per tanti professionisti delle arti creative: l’obiettivo è proprio quello di ridurre l’asimmetria informativa tra artisti e creativi, ovvero il divario tra chi richiede la realizzazione di un video musicale o la copertina del proprio album e chi produce questi servizi.

Oltre a partecipare alle gare presenti su Armònia per l’aggiudicazione del budget messo a disposizione del committente, i creativi hanno la grande opportunità di vendere direttamente i propri servizi, cosa non trascurabile visto che ci sono tanti artisti ed etichette che opterebbero per una soluzione più immediata rispetto alle tempistiche previste dalla modalità gara.

Altro fattore rilevante è che tutti i pagamenti vengono effettuati in garanzia, ovvero le somme vengono congelate temporaneamente sulla piattaforma e le parti possono concordare pagamenti intermedi oppure saldare in un’unica tranche alla consegna del lavoro.

Molto importante per costruire un rapporto di fiducia tra committenti e creativi è la possibilità di verificare lo stato di avanzamento dei lavori grazie al sistema di notifiche che segnala la percentuale di completamento del lavoro svolto.

Musica e digitale. Quanto sono importanti oggi per gli artisti e i creativi le opportunità che offrono le piattaforme digitali?

Credo fermamente in un’economia digitale che possa valorizzare tutti i soggetti coinvolti nel processo di creazione e distribuzione della musica: le piattaforme digitali hanno consentito a tantissimi artisti di crearsi un seguito, di promuovere e vendere la propria musica, di rompere alcuni meccanismi consolidati nel tempo forieri di distorsioni del mercato e che spesso non sono stati in grado di valorizzare artisti e creativi di talento. Spesso si fa l’errore di associare internet e l’economia digitale come “economia low-cost” che genera ritorni trascurabili, basti pensare al fatto di poter ingaggiare un professionista dall’altra parte del mondo e pagarlo la metà di quanto verrebbe pagato in Italia o nel campo musicale dove servizi come iTunes o Spotify hanno quasi azzerato le revenue di etichette discografiche ed artisti rispetto a qualche decennio fa: tante piattaforme hanno consentito l’emergere di tutta una schiera di artisti di talento e di creativi che in passato non avrebbero avuto alcuna visibilità per via di un mercato abbastanza chiuso.

Più che di “economie low cost”, metterei l’accento sul fattore “controllo” dei processi legati alle economie digitali. Provo a fare un esempio: Spotify paga etichette ed artisti secondo un modello pro-rata, ovvero il rapporto tra tutti gli introiti di Spotify al netto dei guadagni di quest’ultimo ed il numero totale degli ascolti, generando un valore di 3-4 millesimi di euro per ascolto, invece di un modello user-centric basato sul numero degli ascolti effettuati dal singolo utente che calcolerebbe le revenue in linea con i comportamenti degli utenti, con un ritorno maggiore per artisti ed etichette. Anche per questo motivo tanti artisti cercano un’alternativa nel patronage che offre molta più libertà all’artista o alla band di monetizzare il proprio materiale e al fan l’opportunità di sottoscrivere un abbonamento mensile per ricevere contenuti in anteprima od esclusivi. Caso eclatante è quello di Patreon.

Che idea ti sei fatto della scena musicale di oggi? Quali sono le difficoltà con cui devono interfacciarsi gli artisti e i creativi? E quali sono le cose più interessanti e funzionali oggi in circolazione?

La mia esperienza professionale mi induce a riporre molta fiducia nella scena musicale italiana fatta di tante giovani band, artisti e cantautori che hanno fatto la gavetta dei locali dove si suona musica dal vivo o dei festival (non sempre all’altezza delle aspettative) di musica indipendente. La mia idea di fondo è che siamo nella parabola discendente dei talent show che ricordiamoci sempre sono spettacoli televisivi dove la musica è solo un tramite, non il fine.

Non è un caso che siamo nel medio periodo per molti artisti che sono usciti dai talent e che non sempre hanno confermato la propria presenza sulle scene rispetto a chi, proveniendo dalla gavetta, anche lunga dei live, e partendo con un profilo basso, riesce ad essere costante con milioni di ascolti su Spotify e di visualizzazioni su YouTube come nel caso di Brunori Sas, Calcutta, The Giornalisti, Mannarino oppure un interessante cantautore di talento come Tommaso Di Giulio (scuola Max Gazzè).

Le difficoltà sono molteplici anche se preferisco focalizzarmi su due aspetti, spazi per suonare musica dal vivo e visibilità mediatica per la musica emergente. Sul primo non vorrei ripetere cose già dette se non quella di disincentivare le tribute band per riempire i locali; sul secondo credo che non dovremmo mai dimenticarci di ringraziare quei programmi radiofonici che ancora offrono spazi alla musica di giovani band e cantautori: è stato davvero un peccato che un programma come il Roxy Bar abbia dovuto chiudere per mancanza di fondi operando prima in Tv e poi sul web sin dal 1992. Interessante a tal proposito è l’esperimento della giovanissima Vuemme TV sul digitale terrestre che cerca di riportare in vita, adattandola ai nostri tempi, la defunta VideoMusic.

Dopo anni di Promuovere Musica, agenzia di promozione musicale e portale online di approfondimenti e guide per artisti ed etichette, che consigli ti senti di dare oggi ad un autore, a un musicista o ad un producer all’inizio della sua carriera?

Sembrerà un’affermazione controproducente e paradossale per il lavoro che faccio, ma il primo consiglio che mi sento di dare ad un musicista o ad un autore è di non dare molta importanza alle recensioni dei giornali o delle webzine, nonostante questo sia fondamentale per aumentare la visibilità della propria musica: chi lavora come ufficio stampa cerca con molta tenacia di interloquire con i giornalisti ed i curatori per spiegare cosa c’è di speciale nella musica dei nostri artisti e non sempre otteniamo i risultati sperati.

Sembrerà un’antifrasi ma il modo migliore per essere passati in radio è quello di suonare il più possibile dal vivo, perché l’esperienza maturata consente anche all’ufficio stampa di giocarsi le carte in modo più proficuo con le radio e le riviste specializzate. Mediatizzare un percorso artistico partendo dai concerti è il modo migliore per guadagnarsi la fiducia di chi ha il potere di amplificarne il messaggio.

Grazie Gianluca e in bocca al lupo per il progetto!