Adriano Bono: streaming? Ha ragione Kanye West

Dopo la pubblicazione dell’album di Kanye West, inizialmente esclusivamente in streaming su Tidal, ed ora anche su altre piattaforme stremaing, Adriano Bono, artista Soundreef ed una delle principali voci del reggae italiano, fa delle riflessioni sulla scelta del top artist americano

E così pare che Kanye West, uno degli artisti di punta della scena rap e R&B mondiale, abbia dichiarato che non intende più pubblicare CD. La cosa messa così potrebbe sembrare drastica, ma in realtà non si tratta di altro che di essere allineati con i tempi. Non ha detto che non farà più musica, o che non pubblicherà più un album, ha solo detto che non stamperà più la sua musica su quel supporto che avrà anche fatto la storia negli anni ’90 ma che in effetti oggi come oggi sembra destinato al declino e all’estinzione. Il suo nuovo disco non sarà disponibile neanche in download a pagamento, che fino a pochissimo tempo fa sembrava il tipo di distribuzione della musica che avrebbe dovuto soppiantare i supporti fisici. Invece il suo nuovo disco sarà disponibile solo ed esclusivamente in ‘streaming’ su Tidal, una piattaforma che si occupa di distribuzione di musica ‘on demand’ e di cui lo stesso artista è azionista. Anche questa potrebbe sembrare una mossa pubblicitaria, un modo per portare acqua al suo mulino. Ma in realtà insisto che si tratta di una decisione perfettamente in linea con le tendenze più recenti. Infatti proprio l’altro giorno leggevo che per la prima volta quest’anno a livello globale lo streaming (e non il download, bada bene!) ha superato per giro d’affari le vendite dei supporti fisici come CD e vinili. Quindi addirittura il file elettronico scaricato sull’hard disk è diventato obsoleto, un peso, in mega, del quale liberarsi. Il pubblico, specie quello più giovane, non vuole più saperne di CD polverosi che non si sa mai dove mettere, dei vinili con il loro bellissimo fruscio e neanche di file ad occupare spazio sul computer. Si ascolta musica quando si vuole, dove si vuole, come si vuole, collegando il telefonino alla rete a qualche impianto o in cuffia. Personalmente sono rattristato da questo cambio di modello di fruizione?! Non molto devo ammettere. In effetti non ho mai amato il CD come supporto, l’ho sempre trovato freddo come oggetto, non mi ci sono mai affezionato, e non amo collezionarli in casa. Ai vinili ci tengo invece, sono begli oggetti e li conservo come reliquie, ma comunque non mi ci riempirei casa. Quindi sì, lo streaming non mi dispiace, e se il pubblico vuole andare in quella direzione non avrò grandi rimpianti ad adeguarmi alla situazione. 

In effetti anche per il mio nuovo album, Reggae Caravan, si punta tutto sulla distribuzione in rete. Una piccola tiratura di copie fisiche la faremo, per i nostalgici del supporto, ma non la mandiamo in distribuzione nei negozi, è tutta di cartone con finitura opaca, il più possibile simile a un piccolo vinile, senza codice a barre sul retro, e sarà possibile acquistarla solo ai nostri concerti e per corrispondenza sul sito. Più un regalo per i nostri fan più accaniti e feticisti che un reale metodo di distribuzione del disco. Per il resto l’album sarà scaricabile a pagamento su tutte le piattaforme (a parte un primo singolo gratis sul nostro canale Soundcloud!) e potrà essere ascoltato in streaming quando si vuole, dove si vuole, come si vuole. A prescindere dal supporto credo che quello che conta davvero è che gli sforzi dei musicisti e degli autori che contribusicono alla realizzazione di una fatica discografica siano equamente tutelati e remunerati. Una questione che in effetti è spesso fonte di polemiche quando si parla di Spotify, Deezer e compagnia bella, tutte piattaforme che vengono spesso accusate di pagare troppo poco le royalty discografiche e chissà come e se venga calcolato anche il diritto d’autore. Più che fare barricate a difesa del CD o di altri supporti fisici credo che gli artisti e anche il pubblico dovrebbero darsi da fare affinché si crei quanto prima un nuovo equilibrio nel mondo dell’industria musicale e che la facilità di utilizzo della commercializzazione in rete della musica corrisponda anche a un’equa e analitica ripartizione dei proventi tra le varie parti in causa, in primis autori e musicisti, senza i quali quella musica neanche esisterebbe. Una storia vecchia come la stessa industria musicale questa. Quindi insomma, indipendentemente dal metodo di fruizione, sia esso CD, vinile, download o streaming, le questioni davvero importanti sono altre. Caro Kanye West, tutto sommato niente di nuovo sotto il sole 🙂